La mia realtà

La percezione della realtà e il conflitto interno

La realtà è quel che ti inventi ?  

La vita che stiamo vivendo, veloce e stressante, è “piena” solo apparentemente. Questa condizione ci porta spesso a trovare argomentazioni volte a colmare quel vuoto sempre più grande che stiamo percependo più o meno consapevolmente. L’affascinante ricerca sulla fisica quantistica ha inondato il mondo scientifico, ma anche la filosofia e tutta un’ampia gamma delle attività e del pensiero umano. Legare agli studi, per adesso grossolani, della fisica quantistica la capacità di cambiare la realtà con il pensiero per il solo fatto che gli studi parlano di come “l’osservatore” modifichi il posizionamento delle particelle, mi sembra un modo per tornare bambini, quando il sognare ad occhi aperti ci permetteva di vivere una realtà parallela.

Il mix che viene spesso utilizzato abbina a quanto brevemente descritto la “legge dell’attrazione”, un fenomeno sicuramente valido che descrive come il porsi in una condizione idonea permetta che certi avvenimenti accadano, ma anche in questo caso occorre essere coscienti che non basta desiderare un qualcosa perché questo avvenga.

Dedicarsi all’esplorazione dei territori sconosciuti della mente é sicuramente affascinante e molto spesso diventa un rifugio dalle preoccupazioni o dalle delusioni che la vita ci impone.

La cruda realtà “castra” gran parte delle aspirazioni, ma questo è sempre successo anche nelle generazioni passate, anzi potremmo dire che, escludendo rari periodi storici e per poche persone, la realtà si è sempre imposta.

 Allora cosa c’è oggi di diverso dal passato? Credo di poterlo sintetizzare con una breve frase : “la presentazione alla vita”.

 Cosa voglio dire? Semplicemente che il benessere tecnologico ed economico ci ha portato a sviluppare quel “mammismo”, sempre più esagerato e diffuso, che impedisce ai bambini di conoscere la realtà se non quando sono già adulti, trovandosi in un tempo troppo breve a scontrarsi con un mondo prima sconosciuto e che improvvisamente non ha più quella difesa messa in atto dalla “campana” di vetro che la famiglia, la scuola e la società in genere gli avevano costruito intorno. Ma addossare tutta la responsabilità al fenomeno del mammismo, produttore di un esercito di “bamboccioni”, escluderebbe tutta una serie di responsabilità sociali da ricercare nella scelta della “vita veloce”.

Quella che per molti, fortunatamente non per tutti, si presenta come l’affascinante società veloce, richiede risposte veloci e impone una impietosa selezione che lascia fuori molti delusi, i quali hanno a disposizione altre risposte raramente gratificanti. 

Fortunatamente la psiche ci viene in aiuto tentando di creare una realtà parallela in cui rifugiarsi, un fenomeno entro certi limiti naturale che purtroppo non sempre siamo capaci di modulare.  Questo, come altri fenomeni della mente, vengono sempre più spesso sfruttati da coloro che sanno sapientemente trarne vantaggio a discapito dei “fiduciosi” che si affidano a loro.

Una valutazione molto spinosa e delicata che può attirarmi le proteste e le critiche di molti, ma alla mia età non ho più voglia di sottostare a compromessi e sono sempre più convinto che occorra una rigorosa selezione nella scelta di come e con chi condividere la vita.

In una parte di uno degli articoli più corposi che ho scritto su questo sito – autonomia – ho cercato di sviluppare il mio punto di vista sulla manipolazione a cui siamo costantemente soggetti. Come in ogni altro ambito, la manipolazione si sviluppa su più livelli ed é sfruttata da “operatori” di vario tipo, ma non è mia intenzione ripetermi su quanto già scritto nell’articolo, quanto cercare di comprendere se ciò che percepiamo sia più o meno reale, possibile, e soprattutto utile al miglioramento della nostra qualità della vita.

Ma veramente possiamo inventare la nostra realtà? Certo, dipende da quale valore diamo ai termini, se pensiamo a questa frase scegliendo e programmando in un contesto possibile un progetto di vita, si hanno buone possibilità di realizzare ciò che desideriamo. Se diversamente partiamo al contrario e aspettiamo che il solo desiderio, per quanto forte, crei la realtà desiderata, saremo destinati a forti delusioni.

 Per comprendere meglio se il progetto che stiamo costruendo sia quello che veramente vogliamo o meno, consiglio la lettura di un breve articolo che intendo approfondire in futuro: Lentezza.

 Discriminare le esigenze indotte da ciò che veramente vogliamo è il primo passo su cui basare il progetto. 

Libri come – Biologia delle credenze di Bruce H. Lipton – oppure – La scienza dell’intenzione di Lynne Mc Taggart – possono indurre, quando male interpretati, a seguire percorsi deludenti.

Tenere i piedi per terra 

Solo un esempio – La pesante situazione creata dall’emergenza sanitaria ha portato un certo numero di persone ad interessarsi alle numerose proposte riguardo alla costituzione di ecovillaggi. Se si leggono le varie proposte o ascoltando le varie “lezioni” nei video proposti, il tutto viene presentato come la soluzione ai problemi della vita cittadina attraverso un percorso realizzabile con una certa facilità. Purtroppo la realtà è molto diversa, tanto che la maggioranza dei progetti falliscono dopo poco tempo. Mi sono volontariamente iscritto ad uno di questi corsi sviluppati attraverso lunghi e numerosi webinar, e da subito la mia impressione non è stata delle più positive, ma quando, dopo un po’ di tempo, ho espresso il mio punto di vista sulle effettive difficoltà che un cambio di vita così importante comporta, oltre ad non avere avuto la benché minima risposta, ho avuto l’impressione di essere estremamente distante dal quel contesto.

Pur avendo avuto possibilità di sviluppare gratificanti carriere lavorative in città, mia moglie ed io abbiamo scelto di vivere in campagna in un piccolo borgo, ma naturalmente questo ha richiesto una attenta valutazione ed una programmazione accurata, nonostante questo le difficoltà sono sempre dietro l’angolo. Fortunatamente siamo riusciti a realizzare il nostro progetto che ci permette di vivere in un ambiente consono alle nostre esigenze e alle nostre aspettative.

Sempre in seguito alla pressione che la gestione dell’emergenza sta creando su ognuno di noi, ieri con mia moglie e mia cognata abbiamo preso parte ad una riunione con l’aspettativa di trovare un gruppo che potesse aver già sviluppato dei percorsi di autodeterminazione più evoluti rispetto a noi. Purtroppo, per quanto la compagnia sia stata piacevole, ci siamo trovati ad osservare una sorta di rappresentazione teatrale in cui la simpaticissima ospite ha messo a disposizione la propria struttura ricettiva ed alcuni intervenuti hanno atteso “l’illuminante” intervento del guru di turno che, con una modalità neanche troppo sofisticata, ha sciorinato una serie infinita di informazioni e di relazioni del tutto slegate tra loro  riguardo ad argomenti che hanno interessato gli ufo, la religione, la telepatia, le energie sottili, i problemi economici, i problemi sanitari, le scelte esistenziali, il tutto dentro un gran minestrone mal amalgamato finalizzato a spiegare come compilare una serie di documenti di difficile comprensione volti ad accusare i potenti della terra, che dovrebbero essere stati messi in mora attraverso un fantasioso circuito normativo internazionale e costretti a restituire (secondo loro) le ricchezze accumulate. Inoltre, sempre secondo questa fantasiosa quanto poco comprensibile ricostruzione, la compilazione di questi documenti dovrebbe permettere di ottenere una sorta di lasciapassare anche nel contesto delle restrizioni pandemiche.

 Naturalmente noi siamo rimasti estremamente sorpresi da quanto espresso e alla sera ci siamo educatamente salutati, rispettando il pensiero di tutti, ma con la precisa intenzione di prendere le distanze da una modalità che non condividiamo. 

Ecco due esempi di come le necessità nella ricerca di risoluzione del conflitto interno possano sfociare ed essere utilizzate in una forma “manipolata” che non porterà i tanto attesi risultati a nessuno.

Ritornando all’argomento centrale dell’articolo, cioè la percezione della realtà, le moderne affermazioni che prendendo spunto dalla fisica quantistica ci dicono che la realtà non è altro che la proiezione che noi costruiamo con la nostra mente.

 In altri ambiti scientifici si descrive la realtà percepita come il risultato di una trasduzione e ricostruzione soggettiva  della realtà oggettiva.

 Dal mio punto di vista credo la seconda ipotesi molto plausibile e finché non sarà dimostrato il contrario preferisco attenermi alle mie convinzioni.

Se la realtà percepita è il risultato di una trasduzione e ricostruzione soggettiva  della realtà oggettiva, occorre tener conto dei differenti processi  di analisi indotti dalla struttura dell’ambiente interno, cioè dalla nostra struttura mentale che si è formata attraverso le esperienze ed i processi di socializzazione.

 Da quanto espresso si comprende quindi l’importanza della corretta socializzazione e della cultura come basi per un corretto equilibrio psichico e sociale.

Il pericolo che una cattiva socializzazione possa dar luogo allo sviluppo più o meno patologico di un individuo è confermato da numerosi psichiatri e psicologi.  Le variabili individuali sono infinite come infiniti sono gli approcci alla socializzazione, per questo la percezione individuale della realtà è diversa per ogni persona. Si può considerare che chi ha avuto un cattivo rapporto con i genitori, con il mondo dell’infanzia o abbia subito traumi e condizionamenti affettivi avrà strutturato una personalità in conflitto con i bisogni repressi. Il conflitto porta ad una distorsione nella decodificazione della realtà e quindi a risposte che spesso ingigantiscono il senso di inadeguatezza e la ricerca di un rifugio.  

L’affannosa ricerca di “percorsi di luce” che promettono la risoluzione delle problematiche accennate prima, getta molte persone nelle mani di chi, con varie modalità, porta a proprio vantaggio lo sfruttamento di queste fragilità.

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