Una proposta di salute

Il nostro tempo è caratterizzato da un forte invecchiamento della società la quale tende a concentrarsi nelle grandi metropoli. Da un’indagine del 2007 si apprende che oltre il 50% della popolazione mondiale vive nelle città metropolitane.

Questo fenomeno comporta tutta una serie di problematiche che devono essere affrontate dalle istituzioni preposte, dove la salute pubblica occupa fra queste un posto di primaria importanza. 

Nel 2015 New York ha ospitato una riunione tra 193 Stati membri delle Nazioni Unite in cui ci si è prefissi di adottare una serie di obiettivi del Sustainable Development Goals (SDGs) ovvero Obiettivi di sviluppo sostenibile. 

I citati obiettivi, 17 per la precisione, si rivolgono a questioni come il porre fine alla povertà, il raggiungimento universale dell’istruzione e la lotta ai cambiamenti climatici. 

L’obiettivo n°11 prevede di rendere la città inclusiva, sicura, sostenibile e capace di affrontare il cambiamento.  Gli strumenti chiave per raggiungere questo obiettivo sono stati considerati lo sviluppo abitativo, la qualità dell’aria, la buona alimentazione e il trasporto. Questi punti sono stati valutati determinanti per la salute delle persone nelle città. L’obiettivo 11 si inserisce nel più ampio obiettivo n°3 ed è finalizzato alla promozione del benessere psico-fisico per tutti e per tutte le fasce di età.

Gli esperti prevedono che la percentuale di persone sopra i 65 anni potrebbe raddoppiare da qui al 2050 e questo comporterà l’aumento delle malattie croniche, in particolare il diabete per il quale le stime globali dell’International Diabetes Federation prevedono un incremento da 415 milioni del 2015 a 642 milioni nel 2040. 

Da stime effettuate sembra che le popolazioni metropolitane siano quelle più sottoposte sia alle malattie trasmissibili che a quelle croniche.

A fronte di quanto sopra scritto è evidente che la politica dovrà affrontare lo sviluppo e la sostenibilità delle città su cui il carico di disabilità che le malattie croniche portano con sé, come naturale fardello, inciderà pesantemente. 

Le previsioni vedono nel diabete la sfida sanitaria più impegnativa per le autorità sanitarie, questa patologia, infatti,  può rivelarsi la più grande epidemia della storia umana.   La IDF (International Diabetes Federation) rileva che nel 2013 più di 382 milioni di persone in tutto il mondo soffrono di diabete e che questo numero salirà a 592 milioni entro il 2035. Le stime indicano che 2 persone su tre sono interessate dal diabete di tipo 2, considerando tutta quella popolazione che si trova nello stato di prediabete, descritto come disordine nel metabolismo dei glucidi.

La grande maggioranza di chi soffre di malattie croniche ed in particolare di diabete vive nelle città, infatti secondo i dati dell’International Diabetes Federation (IDF), nel mondo sono 246 milioni (65%), coloro che hanno ricevuto una diagnosi di Diabete di Tipo 2 e abitano nei centri urbani, rispetto ai 136 milioni delle aree rurali.
Si stima che nel 2035 il numero delle persone con diabete salirà vertiginosamente e che oltre il 70% di queste risiederà nelle città.

Sembra quindi che le città siano “catalizzatrici” per il diabete, chi si sposta in città ha infatti maggior probabilità di sviluppare la malattia rispetto a chi rimane fuori dai grandi centri. E questo è un dato preoccupante soprattutto se si considera il fatto che, per la prima volta nella storia dell’Umanità, la maggior parte della popolazione vive oggi nelle aree urbane, e le proiezioni stimano un progressivo aumento dei residenti nelle città. 

Queste sconcertanti valutazioni hanno portato alla nascita di vari programmi volti a contrastare l’avanzata di questa malattia. 

L’auspicabile miglioramento della qualità e l’aumento dell’aspettativa di vita richiederà la creazione di strutture adeguate con un coordinamento tra autorità nazionali, regionali e locali in collaborazione con il settore privato e quello associativo.

Restando fuori dalla considerazione sui presupposti di base che vedono nel trasferimento e nella concentrazione metropolitana della popolazione la causa determinante dell’incremento di molte malattie, quello che noi proponiamo come gruppo WIB con la nostra attività, si integra in maniera fondamentale con la parte riguardante il mantenimento della salute.

Il nostro progetto

Dopo oltre 2 anni di emergenza pandemica che sembra non volerci abbandonare, vorremmo reagire riattivando un progetto partito anni fa come “educatori al benessere” ma che per  vari motivi è rimasto nel cassetto.

Con riferimento all’ultima definizione dell’OMS del concetto salute, che prende finalmente in considerazione i molteplici aspetti della vita che concorrono al benessere della persona, vorrei dedicare alcuni appuntamenti al “sentire” nel senso dello sviluppo percettivo nelle sue varie espressioni corporee, energetiche ed emozionali.

Come spesso abbiamo ripetuto, il concetto di salute non può fermarsi a poche regole schematiche come spesso la medicina petrolchimica vuol portarci a credere.

Troppo spesso gli aspetti profondi del sentire vengono denigrati come assurdità disgiunte dall’equilibrio della persona, oggi la velocità in tutti gli aspetti della vita sembra stare alla base del successo e del benessere di ciascuno di noi, ma sono convinto che stia invece alla base dell’incremento della cronicizzazione di molte malattie dette del benessere.

Purtroppo questa convinzione sul vivere veloci ci porta inconsapevolmente a subire gli stessi effetti che la doga porta al tossicodipendente, nonostante lo uccida lui ne ha un irrefrenabile bisogno.

Nel nostro percorso vorremmo inneggiare alla “lentezza”, vivere ogni momento con pienezza cercando di coglierne gli aspetti più sottili e profondi. 

Desideriamo far comprendere quanto questo percorso non debba essere fine a se stesso, ma possa offrire un’alternativa a quell’atteggiamento che ci vede uscire di fretta dall’ufficio per correre in palestra alla lezione di yoga e meditare a comando prima che si concluda l’ora di lezione, doccia sprint per arrivare in tempo all’aperitivo con gli amici con i quali ci lamentiamo delle interminabili file in autostrada nel week end appena trascorso per raggiungere il mare dove, tutti ben ordinati nei lettini a neanche un metro l’uno dall’altro, abbiamo sofferto un caldo soffocante. ( Vedi l’articolo “Darsi tempo” sul sito https://www.darsitempo.it/2021/06/16/darsi-tempo/ ).

Pur coscienti di una proposta che va verso una nicchia di persone già aperte ad una visione che non segue la massa, vogliamo proseguire nel nostro percorso sicuri che questo potrà essere un piacevole aiuto per molti di noi. 

Come scrive Marcel Proust  “Un vero viaggio non è cercare nuove terre ma avere nuovi occhi” .

Tra le nostre proposte abbiamo inserito delle camminate consapevoli nei luoghi che vedono una incredibile interazione tra ambiente naturale, energetico, storico, emozionale e filosofico.

Nell’area che unisce due monti altamente energetici, il Monte Amiata ed il Monte Labro, la storia di Davide Lazzeretti, detto il profeta dell’Amiata, si integra con quella del grande Maestro Namkay Norbu, famoso Lama Buddista fondatore della Comunità Dzogchen. In questa zona si estende anche un’interessante parco faunistico che confina con la faggeta dell’Amiata, una tra le più grandi d’Europa, dove possiamo integrare la nostra camminata consapevole con l’antica pratica Shinrin Yoku.

È in questo contesto che vorremmo avviare la nostra ricerca che definirei “Inno alla lentezza per il sentire”.

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