Il ciclo della vita e la salute

Come per ogni altro ciclo naturale su questa terra anche il ciclo della vita dell’uomo prevede un inizio ed una fine. Ogni essere vivente nasce, vive e muore, un ciclo naturale che ha sempre preoccupato l’essere umano desideroso di vivere bene e a lungo allontanando la sofferenza e la morte. Semplificando molto, queste paure ataviche dell’uomo hanno dato vita sia alle varie medicine, volte alla salute del corpo, che alle varie religioni con il compito di dare all’uomo una speranza di vita ulteriore, mitigando così la paura della morte fisica.
Per raggiungere questo obiettivo la mente umana ha costruito una divisione tra ciò che ha chiamato “anima” ed il corpo fisico, dando alla prima un carattere di immortalità. Il processo evolutivo che ha accompagnato l’uomo e che lo ha visto cambiare sia nella struttura fisica, ma soprattutto nello sviluppo di capacità mentali, distinguendolo sensibilmente dagli altri animali, ha anche determinato una forte capacità di astrazione del pensiero, dando vita a tutta una serie di discipline come la filosofia, la sociologia, la psicologia ed altre. Sulla base di queste discipline sono stati costruiti tutta una serie di processi mentali che,


per quanto astratti, fanno parte della visione comune dell’essere umano. Quei processi mentali, che sono stati costruiti dalla capacità astrattiva dell’uomo, si sono evoluti con la stessa evoluzione umana, ma sono essi stessi responsabili di molte scelte prevalentemente “guidate” da pochi di quei soggetti che ne hanno compreso il grande potere. In pratica il pensiero libero e critico resta tale solo in una parte marginale della vita dell’uomo comune. Il maestro Namkhai Norbu, punto di riferimento di un centro di cultura tibetana della corrente buddista Dzog-chen, situato sul Monte Amiata a pochi chilometri da casa mia,
ha scritto un libro intitolato “Nascere, Vivere e Morire”. Come lui molti altri maestri hanno affrontato questo argomento pur con idee e convinzioni diverse. Nella sezione Vivere Chögyal Namkhai Norbu spiega come vivere in buona salute, descrivendo le cause di squilibrio degli umori che conducono all’insorgere delle malattie. Un concetto che lo accomuna a molte correnti della Medicina Naturale che amo particolarmente. Accettare la vita nella sua interezza è l’unica strada per trovare il necessario equilibrio per viverla pienamente evitando quei conflitti e quei malesseri che precedono la malattia.


Conoscere per essere consapevoli permette di prendere in mano la propria vita facendo le scelte utili a vivere la propria esistenza da protagonisti, anziché subirla passivamente. Guardare la realtà semplicemente per ciò che è aiuta a comprendere meglio le proprie emozioni e a gestirle in modo consapevole. Quando ci si allontana dalla realtà, costruendo astrazioni con l’obiettivo di sopire le ansie create dai conflitti di una visione distorta, si rischia di amplificare il nostro malessere. Fin dall’antichità l’uomo ha cercato qualcosa di diverso dalla materialità e dalla cruda realtà, le antiche civiltà avevano collegato ciò
che riteniamo spirituale ai cicli naturali, come le stagioni, i cicli degli astri e così via, in seguito le religioni ufficiali hanno catalizzato la spiritualità assumendone il pieno controllo. Negli ultimi due secoli lo scientismo ha scalfito quel potere portando l’essere umano ad essere affascinato dalla scienza fino ad arrivare ad essere essa stessa una sorta di credo dogmatico. Negli anni 70 del ‘900 si è fatta strada una corrente denominata New Age, che ha cercato di fondere tra loro alcuni aspetti di varie religioni con filosofie orientali e olistiche.


Una sorta di raccolta di pratiche di varia provenienza, spesso orientali, che si opponeva al materialismo scientifico con lo stesso obiettivo di allontanare la paura della morte e della sofferenza. Questa corrente ha dovuto affrontare due grandi nemici, il primo l’opposizione delle “visioni ufficiali”, il secondo molto più deleterio, l’improvvisazione di gran parte dei vari “guru” che hanno popolato quell’ambiente. D’altra parte in una società sempre più protesa verso la velocità le antiche pratiche, che chiedono tempo e pratica, possono essere solo un affascinante “diversivo” per cittadini ricchi ed annoiati.
In effetti nei tanti gruppi, organizzazioni, associazioni, che hanno seguito i vari “guru” di turno, sono prevalentemente confluite persone che potevano permettersi quel tipo di “avventura”, forti di un sostegno economico sempre a disposizione, oppure elementi ai bordi della società senza arte né parte che hanno trovato in quell’ambito un modo per sbarcare il lunario. Oggi la prepotente forza del dogmatismo scientifico è di nuovo alla ribalta e con essa i conflitti psicologici che rendono sempre più fragili le persone. Occorre conoscere e acquisire consapevolezza, occorre avere il


coraggio di rallentare per guardarsi dentro e capire chi siamo veramente. La profonda revisione che dobbiamo affrontare inizia dall’osservazione della realtà, dal renderci consapevoli che l’educazione di ogni società è costruita su un insieme di regole utili ad una convivenza civile solo in apparenza. Ormai l’educazione delle masse passa inevitabilmente dall’incredibile potere pervasivo del principale mezzo di comunicazione che è la televisione. Un mezzo al servizio e nelle mani di quel potere che riesce a discriminare con disprezzo quei pochi che escono dalla “caverna di Platone” accusandoli di complottismo o di terrapiattismo, termini completamente inventati e
appositamente costruiti allo scopo di schierare coloro che sono rimasti nell’ombra della caverna e schierarli contro chi ha iniziato a vedere la realtà per ciò che è. La manipolazione televisiva avviene in forme accattivanti, divertenti, solleticanti, studiate per raggiungere il massimo ascolto. La comunicazione pervasiva plasma la maggioranza degli individui e quindi lo stato psicologico, intellettuale, morale di popoli interi. L’assoluto decadimento educativo della famiglia e della scuola verso la costruzione di personalità critiche dotate di capacità di scelta ha creato una società debole, questo ha permesso di oscurare, marginalizzare, ridicolizzare la critica al


sistema e produrre il rumore di fondo sufficiente a impedire l’ascolto di altre voci. L’informazione dovrebbe essere un diritto non subordinato al potere perché la cultura dovrebbe essere un patrimonio di tutti come l’educazione dovrebbe essere un dovere sociale. Anche se l’ho già scritto in altri articoli mi preme ricordare il decalogo attribuito a Noam Chomsky in cui ci spiega le principali tecniche attraverso cui i media mettono in atto la manipolazione di massa.
- La distrazione Per poter manipolare le persone, una delle armi più potenti è la distrazione. Spostare l’attenzione su notizie meno importanti o banali, infatti, permette di distogliere l’interesse da questioni ben più vitali che, in questo caso, passano in secondo piano.
- Problema e soluzione Mostrare un determinato tema come un problema, permette di creare una soluzione che spesso è impopolare ed è già stata decisa a priori. Un esempio? Far peggiorare un servizio pubblico per poter poi proporre la sua privatizzazione.
- La gradualità In alcuni casi, per poter manipolare le masse è necessario farlo gradualmente. Nel caso dell’eliminazione di alcuni diritti fondamentali, per esempio, è preferibile eliminarli in piccole dosi per non causare le proteste dei cittadini.
- Differire In questo caso, si presenta una determinata riforma assicurando che, pur essendo negativa per i cittadini, nel breve periodo sarà positiva per tutti. In questo modo, la gente è meno propensa a protestare, in attesa dei benefici. Quando si scoprirà che questi vantaggi erano fasulli sarà già troppo tardi e le persone si saranno già abituate al cambiamento.
- Infantilizzare il pubblico Sia nelle pubblicità che nei discorsi politici, spesso si tende a parlare agli ascoltatori come se fossero bambini. In questo modo, si azzera il senso critico delle persone che saranno più propense ad accettare il messaggio.
- Usare le emozioni I messaggi che cercano di manipolare la massa non invitano alla riflessione ma, al contrario, si basano sulle emozioni. In questo modo, più che sulla razionalità si punta sull’inconscio dei destinatari che riusciranno a percepire il messaggio generale ma non tutti i dettagli, neutralizzando così l’aspetto critico.
- Mantenere il pubblico ignorante Un pubblico ignorante è il miglior alleato della manipolazione di massa. Per questo, il peggioramento del sistema educativo è un’arma molto potente per poter controllare i cittadini.
- Un pubblico compiacente I mezzi di comunicazione sono soliti mostrare come mode e tendenze tutto ciò che è superficiale, ignorante e volgare. In questo modo, si spingono i cittadini ad assuefarsi alla mediocrità.
- Rafforzare il senso di colpa Questa strategia di manipolazione di massa tende a far credere alla persone che tutti i loro problemi derivino da loro stesse. Invece di ribellarsi contro il sistema, dunque, i cittadini penseranno di essere i responsabili diretti di ciò che sta accedendo.
- Conoscere l’essere umano Il sistema ha una vasta conoscenza dell’essere umano, grazie ai progressi fatti e, di conseguenza, riesce ad avere un maggior controllo sui cittadini.

Accettare la realtà imparando a conoscerla per quello che è ci permette di elaborare meglio quelle emozioni e sentimenti che, se non portate fuori ed elaborate, sono fonte di conflitto interno. Resistere o lottare contro ciò che non può essere cambiato oltre ad essere inutile è dannoso quanto la lotta di Don Chisciotte con i mulini a vento. A questo proposito ho fatto mie alcune citazioni di Richard Buckminster Fuller (il padre del concetto di Tensintegrità)
- “Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, costruisci un modello nuovo che renda obsoleto il modello esistente”
- “Dal momento in cui decidi di fare ciò che tu vuoi veramente fare, è un tipo di vita diverso.”
- “Se guidassi una scuola, darei un voto mediocre a coloro che mi forniscono le risposte esatte, per essere dei buoni pappagalli. Darei un voto alto a coloro che fanno un sacco di errori e me ne parlano e poi mi dicono che cosa hanno appreso da essi.”
- “L’umanità sta acquisendo tutta la tecnologia corretta per tutte le ragioni sbagliate.”
Un’altra citazione molto bella con lo stesso significato di quella al n.1 di Richard Buckminster Fuller l’ha scritta Ivan Illich:
«Nè la rivoluzione nè la riforma possono, in ultima istanza,cambiare una società, senza che ci sia da raccontare una storia nuova e potente,tanto persuasiva da bloccare i vecchi miti e trasformarsi nella storia preferita…Se si vuole cambiare una società si deve narrare una storia alternativa».
Chiaramente in qualunque società, anche la più democraticamente utopistica, il conflitto è inevitabile, l’interazione tra individui, piccoli o grandi gruppi, comporta visioni diverse che spesso possono essere opposte. Ma questo tipo di conflitto è tutt’altra cosa rispetto al conflitto interno a cui mi sono riferito prima. I conflitti esterni rappresentano un aspetto normale dell’esistenza di ogni persona facente parte di una società e spesso sono di stimolo ad una crescita individuale e sociale. In un sistema veramente civile non dovrebbero essere utilizzate solo reazioni di


aggressione, fuga, resa, o negazione, al contrario la gestione dei conflitti si dovrebbe sviluppare attraverso l’ascolto attivo delle ragioni ognuno evitando ogni forma di prevaricazione e manipolazione. Ma come recita un vecchio proverbio toscano “se la mia nonna avesse avuto le ruote sarebbe stata un carretto”, sappiamo bene che l’attuale realtà è ben altra e con questa occorre convivere. A questo punto occorre chiedersi se si vuol vivere una vita consapevole, che ci permetta di fare le scelte rispettose del nostro se profondo, oppure lasciarsi trasportare dal sentire comune, teledipendente e causa dei profondi conflitti interni, frequentemente responsabile di malattia.
Nel primo caso si dovrà mettere in conto un maggior impegno nella gestione dei conflitti esterni, a fronte di una serenità interiore che permetta una vita più equilibrata e sana. Nel secondo caso ai conflitti esterni, che sono comunque inevitabili, si sommeranno quelli interni, moto più subdoli e dannosi perché nascosti dalla mancanza di consapevolezza, a fronte di una vita non in linea con le vere esigenze del se profondo. Una premessa estremamente sintetica che non ha nessuna pretesa di essere né esaustiva né di essere discussa, ma solo di aiuto ad introdurre l’argomento di vari incontri in cui si parlerà della salute dell’essere umano.


Se nei secoli scorsi la fame e le malattie trasmissibili erano il nemico peggiore dell’uomo, oggi lo sono diventate le malattie degenerative, eppure sappiamo che queste potrebbero essere quasi debellate con una seria prevenzione. Purtroppo in maniera molto subdola lo scientismo rende questa strada quasi ridicola. Gli interessi economici di potentissime organizzazioni vanno verso una direzione sempre più condivisa perché sapientemente supportata da una comunicazione a senso unico. L’unica difesa ancora possibile è la consapevolezza attraverso una conoscenza non guidata dagli interessi economici.
Personalmente nell’arco degli anni credo di aver compreso che questa strada vada percorsa da ognuno di noi in prima persona, più volte ho cercato di condividere il mio pensiero e le mie conoscenze e troppo spesso ho solo perso del tempo che avrei potuto dedicare a qualcosa di più utile. Ritengo importante aiutare a comprendere chi ha già scelto di seguire una strada e che desidera conoscerne il tragitto. Purtroppo la promozione di un cambiamento, il concetto di vita naturale, come il concetto di olismo, producono una forte attrazione di una particolare fetta di persone che vedono in questa strada una facile semplificazione della loro vita, e spesso un modo


per costruirsi un’immagine “alternativa” da cui trarre un profitto. Nuovamente, come negli anni ’70 del secolo scorso, il principale nemico di questa filosofia di vita si annida all’interno di essa. Fortunatamente, seppur in un numero ridotto, la visione olistica è stata abbracciata anche da alcuni gruppi di professionisti, che a fronte di una preparazione molto ampia e profonda, stanno cercando di proporre in maniera seria una modulazione tra le diverse visioni integrando la Medicina Naturale con quella Convenzionale. Professionisti molto preparati nei vari ambiti della Medicina stanno studiando in maniera attenta e
profonda come i vari stili di vita di alcuni popoli possano influire sulla durata della vita, ma soprattutto sul mantenimento della salute fino a tarda età. Se la chimica farmaceutica ha velocizzato la risoluzione del problema attraverso la soppressione del sintomo, questa ha anche determinato la nascita e la cronicizzazione di tutta una serie di malattie. Chiaramente in questa società in cui il primo obiettivo è la velocità in ogni ambito, la responsabilità della crescita esponenziale di malattie degenerative va ricercata in più ambiti, alimentazione, inquinamento, stress, filosofia di vita, allontanamento dalla natura, conflitti interni, ed altro.


Affermare che il mantenimento di questa condizione sociale è purtroppo fonte di profitto equivale a farsi etichettare con il dispregiativo “complottista”, ma chiunque riesca ad essere più attento a come si strutturano le varie politiche sociali può vedere con i propri occhi come il mondo si sta muovendo. Una citazione che sembra essere stata erroneamente attribuita ad Aldous Huxley, recita:
«La dittatura perfetta avrà sembianza di democrazia, una prigione senza muri nella quale i prigionieri non sogneranno mai di fuggire. Un sistema di schiavitù dove, grazie al consumo e al divertimento, gli schiavi ameranno la loro schiavitù»
Indipendentemente da chi sia l’autore una significativa citazione che riassume il mito della caverna di Platone per comprendere come a gradi crescenti di libertà corrispondono gradi crescenti di conoscenza, e viceversa.
Un’altra citazione che sembra essere stata erroneamente attribuita ad Albert Einstein recita:
«I mezzi di comunicazione di massa, la stampa, la radio hanno portato all’asservimento di corpi ed anime ad un’autorità strategica mondiale. E in ciò sta la principale fonte di pericolo per l’umanità. Le moderne democrazie, che mascherano regimi tirannici, utilizzano i mezzi di comunicazione come strumenti di disinformazione e di stravolgimento delle coscienze degli uomini per alimentare la paura di massa in funzione delle guerre preventive.»
Anche se Einstein non parlò direttamente dei “mezzi di comunicazione di massa” come oggi li intendiamo, le sue riflessioni sulla radio ed i mezzi di comunicazione rivelano una profonda consapevolezza delle implicazioni etiche e sociali di questi strumenti di diffusione delle informazioni e la sua preoccupazione per l’uso di tali tecnologie per la diffusione della verità.
«Erriamo non perché la verità sia difficile da vedere. Essa è visibile a colpo d’occhio. Erriamo perché la bugia è più confortevole.»
Il fallimento di gran parte dei gruppi New Age a causa alle dinamiche interne a cui ho accennato è inoltre dovuto alle pressioni istituzionali che avversano ogni cambiamento sociale. Ma uscendo dalla visione dei gruppi New Age per entrare nelle dinamiche della vita di tutti i giorni e capire come questo sistema sociale sia tossico per la nostra salute mi viene in mente un film di Antonio Albanese molto rappresentativo riguardo alla nostra società, intitolato “Cento Domeniche”.


l film racconta la storia di un modesto tornitore che con mille sacrifici riesce a costruirsi una casa, vicino alla pensione si prende cura dell’anziana madre e per questo fa dei lavori extra. Quando la figlia è vicina al matrimonio egli chiede un prestito alla banca che truffandolo gli fa firmare degli investimenti fallimentari portandolo al suicidio. Una storia vissuta dai molti truffati dalle banche che nessuno ha aiutato. A fronte della storia cruda ma vera di Antonio Albanese una teoria molto discussa e dato il contesto in cui viviamo difficile da comprendere è quella portata avanti da Serge Latouche ma soprattutto da Maurizio Pallante.
In generale, il modello economico della decrescita si basa sulla ridefinizione del concetto di benessere e di felicità, che dipendono dalla qualità delle relazioni sociali, del tempo libero, dalla partecipazione alla vita della comunità e dal rispetto per l’ambiente. Nonostante questa teoria sia fortemente ridicolizzata dal sistema presenta delle soluzioni sicuramente molto interessanti.

Se un modello che spinge alla crescita continua della produzione e del consumo di beni e servizi non solo deturpa l’ambiente, ma non porta neanche ad aumenti sostanziali in termini di benessere collettivo, probabilmente quello che va disaccoppiato non è tanto la crescita economica dalle pressioni sull’ambiente, ma la qualità della vita dalla crescita economica.
Il modello economico della decrescita si basa su una serie di principi e idee che cercano di superare il modello economico dominante, basato sulla crescita economica illimitata e sullo sfruttamento delle risorse naturali. In particolare, si basa su:
- Limitazione dei consumi: il modello della decrescita si basa sulla riduzione dei consumi di beni e servizi superflui, per ridurre l’impatto ambientale e migliorare la qualità della vita. Questo implica una maggiore consapevolezza dei bisogni reali, una riduzione del consumo di risorse naturali e l’adozione di stili di vita più sobri e sostenibili.
- Riappropriazione del tempo libero: la decrescita propone di ridurre l’orario di lavoro e di riappropriarsi del tempo libero, per favorire il benessere delle persone e promuovere attività non mercantili come il volontariato, la cultura e il tempo trascorso con la famiglia e gli amici.
- Produzione locale: la decrescita promuove l’adozione di modelli di produzione e consumo locali, per ridurre la dipendenza dalle importazioni e favorire l’economia locale.
- Riduzione delle disuguaglianze sociali: la decrescita si propone di ridurre le disuguaglianze sociali attraverso la redistribuzione della ricchezza e la creazione di reti di solidarietà tra le persone.
- Sostenibilità ecologica: il modello della decrescita si basa sulla necessità di ridurre l’impatto ambientale dell’economia, promuovendo l’adozione di modelli produttivi e consumi sostenibili, la protezione delle risorse naturali e la lotta al cambiamento climatico.
L’aspetto della gestione sociale ha un impatto notevole sulla salute pubblica e quindi una gestione meno deturpante, meno stressante e più equa potrebbe portare un sensibile incremento della salute pubblica. Il Dott. Franco Berrino è un’icona di una corrente salutista con una buona visibilità. Il punto di vista di questo medico vede la salute non solo come l’assenza di malattia, ma una responsabilità individuale che si basa su pilastri fondamentali: alimentazione prevalentemente vegetale e non trasformata, attività fisica costante, ricerca interiore e benessere psicologico.


Egli sottolinea l’importanza di comportamenti proattivi come l’adozione di stili di vita sani, la scelta di cibi naturali e la cura della propria dimensione interiore per vivere più a lungo e in benessere. Giustamente Berrino distingue la “sanità” (il servizio sanitario) dal concetto di “salute”. Mentre la sanità è un diritto a cui la collettività deve provvedere in modo efficiente, la salute è considerata una responsabilità individuale che richiede un impegno proattivo e l’adozione di abitudini salutari.
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