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Io credo

Amo la vita, la natura, la libertà, l’amore, amo tutto ciò che di bello il mondo ci offre.

Il mio vivere segue concetti semplici e odio cercare la complessità quando non serve, inoltre ritengo stupido sia il voler imporre che il subire certezze inesistenti discriminando chi si pone domande e personalmente non riesco a basare le mie scelte sul dogma. 

Come scrive Aldous Huxley, l’essere umano, salvo rare eccezioni, è incapace di imparare dalla storia, ed è probabilmente la lezione più importante che la storia stessa ci da.

Aldous Huxley

La pigrizia, l’esigenza di stare nella così detta “zona confort” ci porta a scegliere di conformarci evitando di approfondire veramente ma limitandoci agli studi funzionali al vivere quotidiano contenti di credere qualsiasi assurdità piuttosto che turbarsi nell’esaminarla, difendendo ciò che riteniamo la nostra fede come se fosse, per retaggio, inalienabile. Nessuno ci regala la libertà, neanche quella di pensiero. Quando il conformismo ci rende interiormente pigri, ottusi, servili, non si è liberi e malgrado l’assenza di ogni coercizione violenta, si è schiavi.

Alla mia età gli anni vissuti sono molti di più di quelli da vivere, non ho nessuna voglia di interminabili discussioni su cosa sia o non sia la fede, dove ognuno resta della propria convinzione, non ho voglia di confrontarmi con chi nonostante l’età non ha voluto cambiare nulla per crescere. Non mi interessa assistere ad eventi dove sfilano persone gonfie di ego che tentano di svolgere il loro lavoro di manipolatori. Gli anni che ho davanti sono i più belli e pieni di consapevolezza, non posso sprecarli con chi non lo merita, voglio vivere dove e con chi sto bene. Sono certo che evitando di sprecare ogni minuto di quelli che ho davanti, i miei giorni saranno migliori di tutti quelli già vissuti. La mia diffidenza nell’etereo come nell’occulto mi porta ad essere anche “allergico” alla fede come canonicamente intesa, la mia serenità nell’affrontare la vita, la mia capacità di meravigliarmi delle bellezze del mondo e di gioire delle emozioni che mi trasmettono mi basta a vivere senza il bisogno di cercarmi nessun’altra costruzione mentale o religiosa per colmare vuoti che non percepisco.

Daigo il piacere di averlo accanto

Ad una domanda che veniva posta al grande Albert Einstein durante le sue lezioni nelle università americane: – professore lei crede in Dio? – Egli rispondeva – Credo nel Dio di Spinoza.

Albert Einstein

Baruch de Spinoza, un filosofo olandese razionalista del diciassettesimo secolo, la cui visione del mondo e della fede è all’interno della natura stessa. Egli vede Dio come l’insieme di tutto ciò che esiste, cioè la realtà stessa, che si esprime attraverso la natura. Per Spinoza la libertà è basata sulla ragione e sulla comprensione della realtà. Vede un Dio che non chiede essere adorato né stabilisce un sistema morale, essendo questo un prodotto dell’uomo.

Baruch De Spinoza

Per gli studenti che non conoscevano Spinoza il professore raccontava in forma semplificata il pensiero del filosofo attraverso una particolare presentazione –

Il Dio in cui credo dice:  

Smetti di pregare e di auto-accusarti!   Esci e visita il mondo per goderti la vita, divertiti, canta, goditi tutto ciò che ho fatto per te. Non andare nelle chiese, cupe e fredde che hai costruito per te dicendo che sono la mia casa. La mia casa è la natura, la montagna, i boschi, i laghi, i fiumi, il mare, dove esprimo il mio amore per te. Non incolparmi se hai una vita miserabile, io non ti ho mai incolpato di nulla, non ho mai pensato che tu fossi un peccatore. Ti ho donato la sessualità con cui puoi esprimere il tuo amore, la tua estasi, la tua gioia e non ti ho mai detto che fosse una cosa cattiva! Quindi non incolparmi per tutto ciò per cui sei stato portato a credere.

Invece di leggermi nelle scritture che non hanno nulla a che fare con me, leggimi all’alba, in un paesaggio, negli occhi dei tuoi amici, negli occhi di tuo figlio … perché non mi troverai in nessun libro!

Fidati e smetti di aver paura di me. Non ti giudico, non ti critico, non mi arrabbio, non ti disturbo, non ti punisco. Smetti di chiedermi perdono, non c’è niente da perdonare. Se ti ho creato e ti ho riempito di passioni, piaceri, sentimenti, bisogni, incongruenze e ti ho donato il libero arbitrio, perché dovrei biasimarti quando usi ciò che ti ho donato? Come posso punirti per essere come sei, se sono io quello che ti ha fatto? 

Quale Dio può pensare ad un inferno per punire i propri figli solo per aver usato ciò che ha donato loro? 

Dimentica qualsiasi tipo di comandamento, qualsiasi tipo di legge, quelli sono trucchi per manipolarti, per controllarti, che creano solo colpa in te.

Rispetta i tuoi coetanei e non fare ciò che non vuoi per te stesso. Tutto ciò che chiedo è che presti attenzione alla tua vita, che la tua attenzione sia la tua guida.

Carissimi figli miei questa vita non è una prova, né una scala, né un passo nel cammino, né un saggio da mostrare, né un preludio al paradiso. Questa vita è l’unica cosa qui e ora, e l’unica cosa di cui hai bisogno.

Ti ho reso assolutamente libero, non ci sono premi o punizioni, né peccati o virtù, nessuno porta un distintivo, nessuno porta un registro dei buoni e dei cattivi.

Sei assolutamente libero di creare un paradiso o un inferno nella tua vita.

Non potrei dirti se c’è qualcosa dopo questa vita, ma posso darti qualche consiglio. Vivi come se non ci fosse. Come se questa fosse la tua unica possibilità di godere, di amare, di esistere.

Quindi, se non c’è nulla, allora ti sarà piaciuta l’opportunità che ti ho dato. E se sì, quando ci incontreremo non ti chiederò se ti sei comportato bene o male, ma solo se la tua vita ti è piaciuta e se ti sei divertito. Ti chiederò cosa ti è piaciuto di più e che cosa hai imparato. Non voglio che tu creda in me, ma  voglio che tu mi senta quando baci la tua amata, quando vesti la tua piccola figlia, quando accarezzi il tuo cane, quando fai il bagno in mare.

Smetti di lodarmi, che tipo di Dio egoista pensi che io sia? Sono annoiato dal fatto che mi lodino, sono stanco di essere ringraziato. Ti senti grato? Dimostralo prendendoti cura di te, della tua salute, delle tue relazioni, del mondo. Ti senti osservato? sopraffatto? … Esprimi la tua gioia! Questo è il modo di lodarmi.

Smetti di complicare le cose e di ripetere come un pappagallo ciò che ti è stato insegnato su di me.

L’unica cosa certa è che sei qui, che sei vivo, che questo mondo è pieno di meraviglie. Non ti basta? Hai bisogno di altri miracoli? Perché così tante spiegazioni? Non cercarmi dove non sono, non mi troverai. Cercami in ciò che ami, nelle bellezze della natura e del mondo, sono dentro la parte felice di te.

Ma come ho tentato di descrivere nell’articolo – Liberi di scegliere? -, senza sapere se ci sono riuscito, le manipolazioni a cui l’uomo viene sottoposto, da alcuni suoi simili potenti, esistono dall’alba dei tempi e questo ha fatto si che gli interessi di pochi abbiano condizionato la vita di molti. Ho sempre visto le religioni come uno strumento di potere per cui ho sempre provato una certa “allergia”. Allo stesso tempo il mio animo romantico è aperto al piacere dato dalle bellezze del mondo e della vita e ritengo estremamente stupido sacrificare tutto ciò in funzione di un premio (il paradiso) di cui non sappiamo assolutamente nulla.

Basilica di San Galgano

Dato che per quanto si tenti di liberarci dal condizionamento indotto dalla religione, soprattutto nel nostro paese, non si possa raggiungere una completa liberazione dalla strutturazione interiorizzata, a volte dedico il mio tempo ad alcune ricerche sulla storia che riguarda questo ambito, soprattutto ascoltando esperti fuori dal coro che abbiano il coraggio di raccontare la storia per come riescono a ricostruirla.

Per prima cosa occorre dire che i testi su cui si fonda il cristianesimo parlano della storia di un piccolo popolo senza prendere in considerazione il resto della terra, ma attribuendo a quelle storie il valore di storia del mondo. Sembra che nei vari passaggi, trascrizioni, traduzioni degli antichi testi sacri siano stati trasformati i fatti reali reinterpretandoli in una forma idonea ad elaborare le immagini dei vari personaggi elevandole ad esseri mistici sia nel bene che nel male. Approfittando della traduzione, alcuni soggetti, che oggi potremmo chiamare gendarmi, vengono trasformati in angeli, mentre alcuni dei capi tribù vengono descritti come degli dei. In altri casi i filosofi del tempo vengono descritti come profeti. Ad un certo punto, dopo la morte di Gesù, che sembra avesse addirittura un nome diverso, tra i vari libri che raccontano la storia del tempo ne viene scelto ed elaborato uno soltanto. La storia che viene scritta in quel libro sembra allontanarsi molto dalla realtà e molte cose fanno pensare ad una elaborazione voluta per dar vita ad un personaggio enormemente al di sopra dell’umanità che fungesse da pietra miliare nella fondazione della religione più potente del mondo. Nella mia estrema ignoranza in merito ho sempre percepito i racconti religiosi come una sorta di novelle fantasiose a cui non sono mai riuscito a dar credito, e forse è anche per questo che trovo facile seguire quegli autori che con le loro ricerche tentano di dare alle descrizioni del tempo una dimensione più attinente alla realtà.

Sono certo che molti si scandalizzeranno per quanto ho estremamente sintetizzato sopra, non mi sono volutamente dilungato in descrizioni particolareggiate perché non è mia intenzione e soprattutto perché non ho nessuna preparazione per farlo, ma chi vuole può cercarsi gli autori che parlano in maniera approfondita senza “bende” sugli occhi di questo argomento. Per quanto estrema la sintesi che ho scritto mi basta per spiegare la mia visione del fenomeno religioso, del grande bisogno che l’uomo medio ha di trovare una spiegazione innaturale e mistica all’inizio e alla fine della vita, quel bisogno indotto e ingigantito da chi attraverso la fine elaborazione di questa grande novella ne ha tratto vantaggio da secoli.

Per entrare nella visione di ciascuno di noi dovremmo avere la possibilità, molto remota, di confrontare le esperienze, le conoscenze, la socializzazione con cui si sono strutturate le nostre convinzioni. Io voglio limitarmi ad esporre liberamente la mia visione che non pretendo possa essere di altri, alcuni la condivideranno altri meno, altri ancora la condanneranno, ma occorre comprendere che il mondo, la società che abbiamo costruito è questa, e occorre prenderne atto.

É nostra abitudine parlare di corpo, di mente, di psiche, di anima, di spirito, più il tempo passa più l’uomo tende a voler dividere, analizzare in forma analitica, classificando anche ciò che non vede e che non conosce. Fin dai tempi più antichi e in ogni popolazione l’uomo si è chiesto cosa animasse (nel senso di dare energia o vita) il corpo. Nel greco antico al termine psiche si dava il significato soffio assimilandolo al respiro vitale. In seno alla filosofia greca di allora Omero elabora il concetto di anima come soffio vitale, dando a quel termine lo stesso valore che si dava alla psiche.

Oggi il concetto di psiche ha acquisito un significato diverso dall’antichità, quando si riferiva al respiro o soffio vitale, l’attuale concetto si riferisce ai processi con cui la mente elabora le emozioni, gli stimoli esterni ed interni, li confronta basandosi sulle esperienze pregresse e controlla le risposte comportamentali agli stimoli. Dato il numero enorme di variabili individuali che ci differenziano sia nell’elaborazione degli stimoli che “nell’archivio” delle esperienze, ma anche nelle diverse modalità di socializzazione è chiaro che le risposte a stimoli identici saranno diverse per ogni individuo.

Nel corso dei secoli si è cercato in ogni modo trovare nell’uomo qualcosa di soprannaturale che potesse sopravvivere alla morte del corpo, qualcosa che avrebbe potuto andare al di la della morte rendendo così immortale almeno una parte di noi. Una volta che questo concetto si è sviluppato e diffuso, si è legato a quello del giudizio divino, per cui le anime degli “ubbidienti” saranno ricompensate con la felicità eterna mentre quelle dei “disubbidienti” saranno dannate per l’eternità. Con lo stesso obiettivo e all’interno dello stesso processo, nel tempo si è strutturata la condizione di colpa insita nell’uomo attraverso la geniale idea del peccato originale. Praticamente ogni bambino nasce già con i debiti da pagare alla “fede” oltre a quelli terreni da pagare allo stato. Se fossimo capaci di guardare a questa costruzione uscendo dal coinvolgimento a cui, soprattutto nel nostro paese, siamo tutti sottoposti, ci renderemmo conto di quanto, tutta questa teoria, possa essere assurda e diabolicamente costruita per fini terreni che ben poco hanno a che fare con l’aldilà.

A volte mi capita di confrontarmi con credenti molto intelligenti e discreti con cui è un piacere discorrere, purtroppo è più comune incontrare i soliti bigotti incancreniti che non avendo argomenti arrivano sempre alla stessa stupida frase secondo cui i non credenti si convertono tutti in punto di morte. Può darsi che a volte sia successo, ma credo che nelle ultime ore di vita le persone non siano così lucide e razionali per cui non mi sembra che questi possano essere esempi su cui fondare le proprie certezze, inoltre occorre considerare che anche gli atei sono influenzati fin da bambini dal grande potere religioso insito a tutti i livelli della nostra realtà sociale.

Non so quanto corrispondano a realtà le affermazioni fatte nel tempo da alcuni autori che descrivono gli atei come persone dotate di una mente brillante e maggiormente capace di risolvere problemi, pensare astrattamente, capire idee complesse, imparare velocemente e apprendere dall’esperienza e una buona abilità nel ragionamento. Già a metà dell’800 Victor Hugo diceva che secondo lui la religione non è altro che l’ombra gettata dall’universo sull’intelligenza umana.

Victor Hugo

Recenti studi supervisionati dal Prof. Miron Zuckerman dell’Università di Rochester trovano una correlazione tra la fede religiosa e un minore allenamento alla ricerca, che viene soddisfatta dall’accettazione del dogma. Sempre secondo la maggioranza di questi studi, i bambini che manifestano un maggiore acume sono anche i primi ad allontanarsi dal credo religioso.

Miron Zuckerman

Uno degli studi presi in considerazione da Zuckerman, ha seguito 1.500 bambini dotati di un’intelligenza ben oltre alla media, fin dal 1921, lo studio si conclude verificando la corrispondenza tra i non credenti di un intelletto sopra la media fin nella vecchiaia. Alle considerazioni del team condotto dal Prof. Zuckerman si allineano anche quelle del Prof. Richard Lynn dell’Università di Ulster.

Richard-Lynn

Come in molte divergenze di idee, anche nel campo della fede, invece della ricerca di un dialogo si instaura un conflitto che spesso assume toni accesi, da una parte i non credenti che assumono atteggiamenti di derisione verso chi crede, dalla parte opposta si arriva a demonizzare gli atei descrivendoli come incapaci di moralità, come se la morale fosse appannaggio di chi crede. Addirittura si trovano spesso riferimenti alle parole di Dostoevskij: “Se Dio non esiste, tutto è permesso!”, alludendo ad una supposta mancanza assoluta di moralità negli atei. Credo che una persona intelligente che avesse voglia di rispondere alle parole di Dostoevskij potrebbe dire che, tra le altre motivazioni, è stata anche la mancanza di moralità che ha spinto i credenti a “creare” un Dio a propria immagine e somiglianza, un Dio che giudica e punisce chi non la pensa come lui/loro.

Fëdor Michajlovic Dostoevskij

Da parte mia trovo che il grado di moralità sia totalmente indipendente dal credere o meno. A volte i credenti affermano che agli atei non serve la filosofia ma solo la scienza, un’altra affermazione priva di senso, la differenza tra gli uni e gli altri sta solo nel fatto che gli atei non accettano i dogmi e che per questo sono portati a ragionare di più nell’analizzare ciò che succede, e questo non è forse filosofia? Filosofia e religione sono due cose molto diverse tanto è vero che spesso possiamo leggere “scienza e filosofia sono facce della stessa medaglia”, questo fa comprendere quanto la filosofia sia più vicina alla scienza che non alla religione.

Tomas Stahl, dell’Università dell’Illinois a Chicago, ha condotto uno studio pubblicato su Plos One che ha evidenziato come non si possano apprezzare differenze nel livello di moralità tra credenti e non credenti.  È invece interessante come lo studio evidenzi la forte propensione dei credenti ad ubbidire alle istituzioni mentre i non credenti risultano essere molto più attenti a cosa viene loro richiesto.

Tomas Stahl

Non avrai altro Dio all’infuori di me, spesso mi ha fatto pensare, canta Fabrizio De Andrè. Anche a me questo “ordine” fa pensare, soprattutto agli antichi scritti dei testi sacri che in funzione di questo ordine raccontano di inumane violenze.  

Fabrizio De Andrè

Quando negli anni 70/80 mi dedicavo all’insegnamento delle arti marziali tra i miei allievi avevo qualche ammiratore/seguace di Osho. Una figura, quella di Osho, che non mi ha mai affascinato e per cui ho sempre provato diffidenza, ho sempre avuto la convinzione che i “guru” diventano tali sempre attraverso stratagemmi e costruzioni atte a fidelizzare i loro “discepoli”. Di come Osho sia riuscito a creare il proprio impero si è scritto molto compreso le pene e sanzioni a cui è stato condannato, ma non è di questo che voglio parlare, quanto di alcune riflessioni che possono avere un certo interesse nei confronti dell’argomento che riguarda il “credere” secondo le religioni. 

Il 28 Gennaio 1986 Enzo Biagi  intervista Osho e in una delle ultime domande che gli pone chiede: qual è la tua ricetta per essere felici?

Osho

Osho risponde che l’innocenza e la felicità innata di ogni bambino viene distrutta durante la sua socializzazione primaria in cui l’acquisizione e l’interiorizzazione di tutte quelle convinzioni e di quelle regole che vengono trasmesse attraverso il processo educativo modificano irrimediabilmente l’innata capacità del bambino di vivere nel presente. Egli è convinto che il modo per vivere felici è vivere nel “qui ed ora”, perché sia il passato che il futuro sono astrazioni inesistenti che impediscono di vivere il presente con tutto ciò di bello che questo può offrire in questo mondo.

Secondo Osho nessuno ha bisogno della fede per meritare in futuro il paradiso perché chiunque può già esserci vivendo il presente, ed a questo proposito racconta un aneddoto in cui un ateo che nel salotto della propria abitazione aveva messo in evidenza una scritta in cui riassumeva la sua filosofia, “Dio non é da nessuna parte”, una frase che fu fonte di molte discussioni, fino a quando suo figlio ancora bambino avendo ancora difficoltà nel pronunciare parole complesse quella frase la pronunciò “Dio è qui ora”.    

Sempre secondo Osho la fede è il più grande ostacolo mai creato per le persone che vogliano mettersi alla ricerca del vero, un fenomeno che è servito a mantenere il genere umano nell’ignoranza. L’uomo ha bisogno di assoluta libertà dal passato. Solo così potrà vivere responsabilmente nel momento, e solo allora potrà creare un futuro nuovo, per l’umanità a venire. Ogni essere umano ha bisogno di una deprogrammazione.

Di seguito la risposta integrale che Osho dette alla domanda posta da Enzo Biagi:

Ogni bambino nasce felice. Ogni bambino nasce innocente e meraviglioso. Ma poi accade qualcosa e tutti quei bambini meravigliosi si perdono; la loro innocenza viene distrutta. Tutta la loro felicità si trasforma in disperazione. Osserva un bambino che raccoglie conchiglie sulla spiaggia: è più felice dell’uomo più ricco del mondo. Qual è il suo segreto? Quel segreto è anche il mio. Il bambino vive nel momento presente, si gode il sole, l’aria salmastra della spiaggia, la meravigliosa distesa di sabbia. E’ qui e ora. Non pensa al passato, non pensa al futuro. E qualsiasi cosa fa, la fa con totalità, intensamente; ne è così assorbito da scordare ogni altra cosa. Il segreto della felicità è tutto qui: qualsiasi cosa fai non permettere al passato di distrarre la mente e non permettere al futuro di disturbarti. Perché il passato non esiste più e il futuro non esiste ancora. Vivere nei ricordi, vivere nell’immaginazione significa vivere una vita non esistenziale; e vivendo fuori dall’esistenza ti sfugge cosa l’esistenza è. Sarai inevitabilmente infelice, perché per tutta la vita ti lascerai sfuggire la vita stessa. Perdi un’occasione dopo l’altra, ma la vita non ti dà due istanti contemporaneamente: te ne dà solo uno alla volta! E quell’istante può essere vissuto oppure ce lo si può lasciare sfuggire. Esistono due modi per farselo sfuggire o ci si lascia appesantire dal passato. Oppure ci si fa attrarre dal futuro… e l’istante scompare! Ci si lascia sfuggire ciò che è reale desiderando ciò che reale non è: l’infelicità umana è tutta qui. Io cerco di aiutare i miei amici a capire una cosa sola: vivi nel presente. In questo istante, ora, non esiste infelicità, né sofferenza, né angoscia.

Se ti allontani dal presente, entri in un mondo irreale… e l’irrealtà sarà inevitabilmente fonte di infelicità. La realtà è estatica e il solo modo per collegarsi al reale è non lasciarsi sfuggire il momento presente. Se conosci il gusto, se anche una sola volta hai assaporato cosa si prova a essere nel presente – a volte, mentre guardi un’alba o un tramonto, sii semplicemente presente, così potrai assaporare il gusto – ti stupirai, ma possederai per sempre la chiave che ti introduce nel reale. Una chiave universale che può aprire tutte le porte dei misteri della vita, delle sue estasi e delle sue bellezze. Non avete bisogno di un Gesù Cristo che vi conduca in paradiso; siete in grado di essere in paradiso qui e ora. Perché il paradiso non è da qualche parte nell’alto dei cieli. E’ qui, da qualche parte! Mi ricordo di un ateo che in salotto aveva scritto la frase che riassumeva la sua filosofia: “Dio non é da nessuna parte (nowhere, in inglese, n.d.t.)”. E tutti coloro che andavano a trovarlo non potevano fare a meno di vederla, ragion per cui da li partiva ogni discussione…. un giorno all’ateo nacque un figlio, che crebbe fino all’età in cui si impara a sillabare. Un giorno il bambino era seduto in braccio al padre, fu attratto dalla scritta sul muro e si mise a leggerla. Riuscì a leggere “Dio”, ma “nowhere” era una parola troppo lunga. Per cui la divise in due e lesse: “Dio è qui ora”, (‘now here’ in inglese, n.d.t.). Il padre rimase sconvolto, non aveva mai pensato a quella possibilità di lettura… si dice che la sua filosofia di ateo andasse in frantumi. Iniziò a pensare alle implicazioni di quel qui e ora. Nel qui e ora non troverai Dio, ma qualcosa di più grande: troverai un’essenza divina. Questo è il termine che designa l’esperienza suprema della beatitudine. Ricorda quelle due parole: qui e ora, e conoscerai il segreto della felicità suprema. Non è mai esistito altro segreto, né mai ne esisterà un altro. E tutto qui! Ed è semplicissimo, facilmente a portata di mano di ogni essere umano. Non occorre appartenere a una chiesa o a un’organizzazione. Non devi portare con te una sacra Bibbia, i Veda, la Gita o il Corano. Devi solo capire un po’ di più la tua mente e le sue funzioni, come agisce. La mente non è mai nel presente, mentre il tempo è sempre presente; per cui la mente e il tempo non si incontrano mai. Ecco dov’è la tragedia: a ogni istante ti sfugge il treno e continuerai a perderlo per tutta la vita. Un grande mistico stava morendo. I suoi discepoli gli erano vicini e gli chiesero: “Maestro, qual è il tuo ultimo messaggio?

Il Maestro morente aprì gli occhi e indicò col dito il tetto della sua capanna. Uno scoiattolo stava giocando; tutti i discepoli guardarono verso l’alto e per un istante vi fu un silenzio assoluto. Il Maestro disse: “Questo è il messaggio di tutta la mia vita. Vivi nel momento. E’ meraviglioso ascoltare lo scoiattolo che gioca sul tetto, senza preoccuparsi di altro”. E aggiunse: “Ora, posso morire” e morì col sorriso sulle labbra, il volto soffuso di beatitudine. Perfino nell’ultimo istante della vita il suo messaggio fu: sii qui e ora. Quello è anche il mio messaggio.

Il concetto di fede predicato e spesso imposto nell’arco di tanti secoli ha raggiunto un livello talmente profondo nelle nostre menti tale da renderci veicoli inconsapevoli della sua trasmissione ai nostri figli. L’impronta che una mente aperta, come quella di un bambino, riceve è talmente forte da risultare praticamente indelebile. Purtroppo al bambino vengono fornite tutte le risposte in merito già prima che lui possa porsi delle domande. Già prima che il giovane possa chiedersi il perché e il come esista il mondo ha già avuto una risposta “imposta” che gli impedisce di farsi altre domande. Tutti gli adulti trasmetto al bambino le convinzioni che a loro volta hanno ricevuto senza mai farsi domande. 

La cultura e la possibilità di conoscere altre realtà, che per quanto simili professano fedi con qualche differenza, ha stimolato molte persone a farsi delle domande che non hanno trovato quelle risposte sufficienti a colmare il vuoto del dogma. 

I religiosi affermano che è naturale chiedersi chi abbia creato il mondo e per questo arrivare all’idea di un Dio creatore, ma in realtà nei paesi in cui esistono credenze diverse che non prevedono l’esistenza di un Dio nessun bambino si chiede se questo esista o meno. Ad esempio i milioni di bambini asiatici buddisti non si pongono la domanda se il mondo sia stato creato da un essere superiore ancora più difficile da immaginare che non il mondo stesso.

La così detta crisi della fede è probabilmente determinata dal confronto con le diverse ideologie che permettono comunque una vita altrettanto soddisfacente e a volte migliore. Logicamente nessuno può affermare che Dio non esiste come non può affermare la sua esistenza, ma i popoli che seguono ideologie senza Dio non hanno qualcuno da pregare o da responsabilizzare per gli avvenimenti della propria vita, sanno che sono loro gli artefici ed i responsabili di ciò che li riguarda.

Sapere che i risultati di ciò che ci accade dipendono dalle azioni degli uomini e non dalle preghiere rende le persone più responsabili verso i propri comportamenti. 

É un po’ come il bambino o il giovane che finché è sotto la responsabilità dei genitori scarica su di loro anche il carico delle sue azioni, mentre quando deve assumersi la responsabilità della propria vita il suo atteggiamento nei confronti della realtà si fa più maturo.

Di seguito un simpatico aneddoto che racconta come sia naturale vivere la complessità del mondo –  Una mattina un coniglietto chiese ad un centopiedi: Vedendo che hai cento piedi, mi sono chiesto come fai a ricordarti quale muovere per primo, quale per secondo, quale per terzo, fino ad arrivare a cento.

Il centopiedi disse: “Non ci avevo mai pensato. Ho camminato fin da quando ero piccolo – e la domanda non era mai sorta nella mia mente. Forse non sono un tipo filosofico. Ma cercherò di scoprirlo. Aspetta all’ombra di quest’albero, io camminerò e vedrò”.  Entro pochi minuti cadde per terra, perché cercava di tenere il conto di cento gambe, e ricordare quale deve seguire quale altra… inciampò, andò in confusione e cadde, ed era furioso con il coniglio.  

Affermò: “Ascolta, non fare mai questa domanda a un altro centopiedi. Noi viviamo benissimo senza tutta questa filosofia. Stavo andando felice a fare la mia passeggiata mattutina, e adesso non penso di poter proseguire, tieni per te questa filosofia”. 

Il filosofo Marco Fasol alla domanda di chi ha creato il mondo risponde che ogni cambiamento determina la ricerca della causa nella nostra mente, ma nel caso che non vi sia un cambiamento nessuna domanda viene stimolata. In effetti nessun bambino dell’area asiatica buddista si pone domande sull’esistenza di Dio, vive la propria vita con naturalità prendendosi carico delle proprie decisioni.

I vari riferimenti fatti e quanto scritto in questa mia riflessione mi portano ad una visione della spiritualità nettamente separata dall’ambito religioso che a mio parere ne distorce fortemente il significato. Questo mi spinge a cercare di comprendere meglio la mia visione di spiritualità.

Un gruppo di cammino presso il Giardino Spoerri

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