Vai al contenuto

L’OMOTOSSICOLOGIA e la Medicina di regolazione nella visione TFI

Al borgo del Vivo

Dopo la mia laurea in Medicina mi sono specializzata in Neurofisiopatologia, affascinata dalle potenzialità del cervello e della mente che ritenevo, come in effetti accade, essere conosciute ed utilizzate solo per una minima percentuale allo stato attuale del sapere e della scienza.

In contemporanea a questi studi, lavoravo nel campo della Medicina di Emergenza Urgenza, che esercitava su di me un certo fascino, sollecitando la mia propensione all’interventismo inteso come il trovare soluzioni immediate ad esigenze terapeutiche anche estreme.

Era un mondo interessante ed ho continuato in quella direzione fino a diventare Direttore di un Pronto Soccorso, ma non ho mai abbandonato il sentiero che correva parallelo a quello della mia professione principale, soprattutto perché più andavo avanti con il percorso ‘ufficiale’, più mi rendevo conto che c’era qualcosa che strideva con il concetto che io ho sempre avuto del ‘curare’ le persone. Nel mio mondo legato alla Medicina di Urgenza questo contrasto si sentiva meno, perché quello è un campo a parte nell’ambito della Medicina allopatica: in Emergenza ci sono farmaci fondamentali per la vita e vanno usati senza se e senza ma, al più presto e senza esitazione, sono essenziali per la sopravvivenza e non danno adito a nessun conflitto psicologico.

Ma guardando in tutte le altre direzioni, sia in ospedale che sul territorio, sempre più indizi mi dicevano che ci si allontanava sempre di più dalla ragione per cui ogni Medico dovrebbe iniziare il suo cammino, e cioè farsi carico della persona che presenta un insieme di sintomi, indagare sulla provenienza ed il significato di essi e, trovata la loro origine, agire proprio lì in stretta collaborazione con la persona stessa.

Sinceramente, non vedevo nulla di tutto ciò. 

C’erano tanti aspetti che non mi convincevano, le iperspecializzazioni che vedono l’individuo a pezzi, facendosi carico di un pezzo e cancellando completamente tutto il resto, l’importanza preponderante data ai sintomi identificandoli con la malattia e soffocandoli sistematicamente con farmaci che chiaramente non possono risolvere il problema, anzi, spesso a causa di pesanti effetti collaterali sono causa di altre malattie, la visione sempre più settoriale e meno globale del paziente nella sua interezza, la tendenza a confinare le potenti influenze della mente sulla malattia alla specializzazione psichiatrica, la sempre più pressante confusione tra scienza indipendente e scienza indirizzata dalle case farmaceutiche.

Man mano che si facevano strada questi contrasti, si ingigantiva l’esigenza di percorrere altre strade, che mi permettessero di fare il Medico per davvero, e il mio incontro con l’Omotossicologia prima e con la Medicina di Regolazione e la PNEI dopo, è stato veramente molto importante.

Mi spiego meglio. Un agente perturbante può avere un effetto devastante se trova un organismo con difese scarse ed organi emuntori mal funzionanti, così come, a parità di carica patogena, può essere facilmente contrastato da potenti difese in collaborazione con una attività emuntoriale vivace, determinando solo un lieve turbamento o addirittura nessun tipo di sintomatologia.

Grande importanza viene data ai sistemi difensivi, e quindi al Sistema Immunitario, così come alla integrità ed efficienza degli organi emuntoriali, cioè quegli organi e tessuti che sono in prima linea nell’espulsione delle tossine, come i polmoni, la cute, il rene, il fegato, il tessuto connettivo.

Ma la cosa in assoluto più interessante è la trasformazione recentissima di questa disciplina nella modernissima Low Dose Medicine, che si basa sul principio fondamentale dell’Informazione.

Noi, cioè, possiamo curare lanciando segnali che le nostre cellule possono capire, per far si che loro reagiscano in un determinato modo che porterà al ristabilirsi dell’equilibrio perduto, e quindi alla guarigione.

E come possiamo parlare con le nostre cellule? Utilizzando il loro linguaggio, utilizzando la loro lingua.

La loro lingua è fatta di parole che sono le molecole deputate al trasmettere  informazioni, e cioè gli Ormoni ( la lingua delle ghiandole), le Citochine (la lingua del Sistema Immunitario), i Neuropeptidi (la lingua del Sistema Nervoso), e poi Fattori di Crescita, Interferoni e molte altre  molecole, usate però in bassissime dosi, in quantità infinitesimali, perché la comunicazione fisiologica tra i nostri sistemi avviene con quelle concentrazioni di molecole. Non bisogna urlare alle nostre cellule usando dosi elevate, bisogna invece sussurrare con dosi fisiologiche, come l’uomo che sussurrava ai cavalli, così i cavalli capivano il messaggio, come le nostre cellule.

La Low Dose Medicine si basa sui risultati della ricerca nel campo della farmacologia dei bassi dosaggi e della Biologia Molecolare, che studia le molecole dette ‘di segnale’( signaling, o messenger molecules) ed il loro utilizzo a scopo terapeutico.

Queste molecole sono il linguaggio che capiscono le cellule e la loro concentrazione ottimale nella matrice extracellulare è fondamentale per la salute.

Tra la loro iperconcentrazione ( maggiore di 10-6  M , cioè l’ordine dei microgrammi) e la ipoconcentrazione ( minore di 10-12 M , cioè l’ordine dei picogrammi ), c’è la normoconcentrazione, l’equilibrio, l’omeostasi, in poche parole, la Salute.

Fondamentale in questa concezione modernissima è anche l’integrità, la pulizia della matrice (e qui si ritorna al concetto di Drenaggio di Reckeweg).

Le molecole di segnale vengono somministrate a scopo terapeutico per via orale, nel lume intestinale vengono sequestrate dalle cellule M e presentate alle cellule T all’interno delle placche di Peyer.

La somministrazione orale di sostanze a bassissimi dosaggi, dell’ordine di nano o picogrammi, fa sorgere problemi di bassissima biodisponibilità, cioè di reale disponibilità per l’organismo, che sarebbe solo dell’1-2 %, per questo serve un buon drug delivery system. E’ stata messa quindi a punto una particolare tecnologia farmaceutica detta SKA ( Sequential Kinetic Activation), basata sui principi della fisica quantistica. Con questa tecnologia le molecole di segnale sono in grado di sensibilizzare i recettori cellulari, visto che agiscono alle stesse concentrazioni con cui operano fisiologicamente .

Con questi farmaci possiamo agire in due modalità:

1- riportare all’omeostasi un tessuto patologicamente down regolato somministrando la stessa molecola che agisce fisiologicamente.

2- somministrare molecole antagoniste allo scopo di down regolare ciò che patologicamente è up regolato, sfruttando un feed back negativo.

Queste sono le nuove frontiere della Medicina, che ci permetteranno finalmente di trattare l’organismo non più da maldestri apprendisti stregoni, ma da professionisti che operano con assoluto rispetto del funzionamento reale delle nostre cellule, consapevoli che siamo solo all’inizio nel cammino verso la conoscenza dell’essere umano e del mondo che lo circonda.  

Torna alla pagina precedente

error: Content is protected !!