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Approccio alla cura ….

          …. una diversa visione.

Nella cultura globalista che ha saputo e voluto educare le popolazioni ad una visione unica anche per quanto riguarda la salute,  sia per comprendere che per spiegare una diversa visione avremo bisogno di rifarci ad alcune metafore.

Gli ambiti dell’informatica e della meccanica possono essere quelli giusti da cui ricavare alcuni esempi. I nostri computer sono collegati a delle periferiche (stampante, scanner, monitor, ecc). Nella comunicazione tra l’unità centrale e le periferiche i dati viaggiano verso il dispositivo di destinazione attraverso modalità sempre più moderne. La comunicazione seriale e parallela sono due modi diversi per trasmettere i dati dal mittente al destinatario e viceversa.

Nella comunicazione seriale nel canale viaggia un impulso alla volta, mentre nella comunicazione parallela i canali di comunicazione permettono il  passaggio di più segnali contemporaneamente. La comunicazione parallela permette quindi la trasmissione di una quantità di dati maggiore nell’ordine di tempo, ma per avvicinarci al sofisticato modo di comunicare degli organismi dobbiamo attendere lo sviluppo del concetto di “comunicazione cibernetica”. Il principio cardine enunciato nella presentazione di questo concetto  è stato quello di autoregolazione di un processo mediante retroazione o Feedback. 

(L’espressione inglese associa un verbo e un avverbio: to feed significa ‘alimentare’, back ‘all’indietro’. È un termine tecnico nato nell’ambiente degli studi relativi al funzionamento dei sistemi omeostatici, in grado cioè di mantenere un certo status nonostante sollecitazioni contrarie; associa indissolubilmente l’idea di ritorno di informazione a quella di controllo sul sistema.

Il primo a introdurre il concetto di f. nella letteratura scientifica è stato lo scienziato inglese J. C. Maxwell, il quale nel 1868 pubblicò uno studio sui sistemi automatici (governor), in cui metteva in evidenza come essi fossero in grado di autocorreggersi proprio grazie al ritorno di informazione.

Nel caso degli organismi biologici ciò è abbastanza evidente: livelli eccessivi di presenza nel sangue di una sostanza sollecitano l’organismo a reagire immediatamente e a mettere in atto procedure per riportare la presenza di tale sostanza a livelli accettabili. Si pensi alla regolazione degli zuccheri attraverso i due ormoni insulina – glucagone.

Il più semplice meccanismo artificiale che rappresenta tale principio è il termostato. Esso segnala (feedback o informazione di ritorno) livelli di temperatura superiori a un certo limite prefissato che mettono in moto procedure per riportare la temperatura ai livelli desiderati. Quando questi sono raggiunti il sistema viene informato e la procedura interrotta.

Pur in maniera troppo meccanica e sintetica l’introduzione all’argomento tenta di spiegare il concetto di “Omeostasi”.

Le moderne automobili hanno un sistema di controllo della qualità del carburante, quando vengono rilevate delle anomalie come la presenza di acqua il sistema va in protezione, cioè l’auto riduce sensibilmente la sua potenza, permettendo così all’utilizzatore di raggiungere a velocità sensibilmente ridotta la più vicina stazione di manutenzione. Se non viene effettuata la manutenzione entro breve tempo il sistema blocca il motore per evitare dei danni, quindi l’auto non è più in grado di muoversi. 

Negli organismi animali o umani succede qualcosa di molto simile, la malattia o il dolore rallentano le capacità motorie in modo da dare all’organismo il tempo di ripristinare l’omeostasi. Quando il danno è più grave si arriva allo svenimento o addirittura allo stato di coma.

La medicina naturale è sempre stata molto sensibile e rispettosa degli equilibri omeostatici dell’organismo e tutte le azioni di questo modo di curare sono rivolte al ripristino dell’equilibrio. La Medicina chimica, che oggi chiamiamo Medicina ufficiale o allopatica, figlia del concetto di velocità di questo mondo moderno, spesso allo scopo di dare una risposta in breve tempo sorpassa il ripristino di quell’equilibrio necessario alla salute sopprimendo il sintomo. In questo modo l’organismo, ingannato dall’interruzione del segnale di malattia, riprende a vivere con la stessa velocità e impegno iniziale, ignorando la malattia che tornerà così in maniera più forte e debilitante.

La promessa di una guarigione veloce e certa, la convinzione che la scienza ufficiale, quindi quella che conta, si affidi alla chimica, ha creato nella cittadinanza la convinzione che tutto ciò che non rientra nella così detta “scienza ufficiale” non sia valido o sia addirittura  frutto di fantasie che sfruttano esclusivamente il così detto “effetto placebo”. A questo scopo vengono costantemente divulgati articoli in cui si scrive che la storia della medicina sarebbe in buona parte storia dell’effetto placebo: molti rimedi del passato – come il salasso, l’uso dell’arsenico per le ferite, l’uso di veleno di serpente – in seguito rivelatisi privi di valenza scientifica, producevano tuttavia risultati. Il paziente, convinto dell’efficacia del trattamento, otteneva effetti positivi, manifestando  di fatto  ciò che oggi chiamiamo effetto placebo. Una descrizione, che per quanto reale, porta il lettore a pensare e convincersi che solo ciò che oggi viene definito scientifico possa avere una reale efficacia e relega il fenomeno descritto come effetto placebo ad una falsa e fantasiosa sensazione priva di ogni reale efficacia. Su questo argomento tornerò più avanti cercando di comprendere meglio il legame tra capacità di autoguarigione del corpo e placebo.

Ma torniamo al concetto di comunicazione cibernetica, il termine ripreso dal greco kybernetiké téchne con il significato di “arte del governare”, è stato coniato dal suo fondatore Wiener Norbert il quale gli ha dato il significato di studio del controllo e della comunicazione nell’animale e nella macchina.  Altri scienziati hanno lavorato su questo concetto approfondendone molti aspetti che fanno comunque riferimento prevalentemente al  Feedback. Ritengo importante dedicare a questi termini uno spazio sufficiente a comprenderne il significato che sta alla base del concetto di difesa della salute.  In Italia molti addetti utilizzano il termine originale Feedback, mentre altri preferiscono utilizzare la sua traduzione “retro-alimentazione”, altri ancora usano la parola “risposta”. In questo modo si rischia però di perdere una parte del significato originale in cui non ci si riferisce ad una qualsiasi risposta, ma solo a quella che il sistema utilizza come controllo

Per comprendere meglio facciamo un esempio:

Mentre in un uditorio un oratore sta parlando, tra gli ascoltatori si notano segnali di stanchezza e di insoddisfazione, questi segnali molto spesso vengono definiti Feedback. Ma per essere definiti tali occorre che siano in grado di stimolare nell’oratore un cambio di tono, di modalità espressiva, che possa migliorare l’interesse e l’ascolto degli intervenuti. Se invece l’oratore continua con la sua solita cadenza ed energia non venendo influenzato dai segnali degli ascoltatori, non possiamo definire quei segnali dei Feedback.

Con un linguaggio un po’ più tecnico possiamo definire Feedback quei segnali in uscita  in grado di controllare quelli in entrata e viceversa.

Una volta che i termini comunicazione cibernetica e feedback sono un po’ più chiari occorre comprendere meglio il vero significato dell’importante processo  di guarigione che la così detta “scienza ufficiale” ha catalogato come “effetto placebo”.

Già otto secoli fa Suor Ildegarda di Bingen vedeva prioritaria l’armonia tra uomo e natura e questa è sostanzialmente la differenza tra la medicina naturale e la medicina “scientifica”. L’assurdo modo di vivere dell’uomo moderno e le medicine contemporanee sono spesso la causa delle grandi malattie della nostra civiltà, ed in futuro si potranno guarire i malati solo con uno stile di vita completamente diverso. Personalmente preferisco dire che in futuro potremo evitare che le persone si ammalino solo con uno stile di vita sano e naturale.

Esistono studi scientifici che mettono in relazione la qualità della vita con la malattia, uno di questi (Multiple Risk Factor Intervention Trial, Framingham, Jenkins) sulle malattie cardiovascolari afferma che la salute dipende non solo dai «classici» fattori di rischio, ma anche da una concomitante mancanza di fattori positivi del carattere e che la maggior parte delle malattie sono una risposta del corpo in seguito alla mancanza di buone qualità. I talebani dell’ufficialità si accaniscono con molta energia contro le così dette Medicine Non Convenzionali facendo leva sul significato che loro stessi danno al termine “effetto placebo”, ma quanto una terapia è un fatto mentale più che fisico? Molto spesso succede che assumendo una cura senza alcun ingrediente attivo semplicemente perché convinte che sia una cura reale le persone si sentono meglio, questo effetto è conosciuto col nome di “placebo”. La domanda che mi pongo è quale sia l’obiettivo di una cura se non la guarigione del soggetto interessato dalla malattia, se come è naturale che sia l’obiettivo è la guarigione, non comprendo perché voler insistere sulla scelta del metodo anziché sul risultato.

Nella sempre più squilibrata lotta tra multinazionali del farmaco e Medicine non Convenzionali, criticare l’efficacia di quest’ultime è diventato lo sport nazionale di coloro a cui piace vincere facile dietro ad una tastiera. Ma se, come affermano i detrattori dell’Omeopatia, i rimedi proposti fossero  solo “acquafresca”, come minimo potremmo essere certi che siano esenti da quegli effetti collaterali di cui sono invece ricchi i medicinali chimici. Inoltre in maniera molto oculata i grintosi detrattori da tastiera non si sognano nemmeno lontanamente di accusare i produttori della Medicina chimica relativamente ai danni collaterali e ancor meno si espongono a ricordare che i farmacologi più famosi sono concordi nell’affermare che le prove di efficacia dei farmaci chimici non superano il 5% o al massimo il 10%.

Quindi sommando gli effetti collaterali, che sono molti, alla bassa percentuale delle prove di efficacia è lecito pensare che tutta quella certezza di cui gode la farmacologia chimica risiede più nelle convinzioni create ad arte che non nell’effettiva realtà. I miei dubbi vengono confermati da interventi autorevoli come l’intervista rilasciata nei primi anni del 2000 dal famoso Farmacologo Dott. Silvio Garattini in cui egli conferma le percentuali sopra descritte.

Chi ha qualche capello bianco ricorderà certamente come l’organizzazione Cochrane, quando si poteva ancora definire libera e indipendente, desse notizie non troppo confortanti circa l’efficacia della chimica farmaceutica. Solo per fare un esempio vi esorto a leggere questo articolo su quella organizzazione, in cui si può benissimo comprendere come libertà e indipendenza siano termini che ormai rimangono solo nel ricordo degli anni passati. 

(Link Cochrane, il terremoto che ha colpito i paladini della medicina basata su prove di efficacia estratto da – WIRED.) L’articolo, se letto attentamente, evidenzia contro quale enorme potere debba lottare chiunque voglia affermare l’effettiva verità poiché scontrarsi contro l’interesse economico ormai infiltrato in ogni meandro sociale sembra essere una “missione impossibile”.

Ma ritorniamo al focus di questo articolo analizzando la bizzarra storia che ha portato il termine placebo ad assumere l’attuale significato: il termine si rifà ad un’errata traduzione biblica da cui derivarono alcuni canti religiosi utilizzati nei funerali dai professionisti del pianto. Dato che il primo termine del versetto cantato era proprio “placebo” questo ha assunto il significato di comportamento falso in riferimento alle persone che piangevano a pagamento.

Al di fuori dell’attuale significato del termine placebo, quello che vorrei approfondire è l’effettivo risultato di questo particolare processo. 

In chirurgia nella prima metà del secolo scorso il Medico Davide Fieschi mise a punto un nuovo metodo di trattamento per l’angina pectoris effettuando, tramite piccole incisioni sul petto, la doppia legatura delle arterie mammarie, con l’obiettivo di incrementare l’afflusso sanguigno al pericardio. Una ventina di anni più tardi il cardiologo Leonard Cobb condusse un esperimento per valutare l’effettiva efficacia del trattamento Fieschi, con risultati a dir poco inaspettati. Cobb divise 17 pazienti in attesa di trattamento chirurgico in due gruppi: uno fu trattato con la procedura standard, mentre all’altro furono praticate solo le incisioni, senza la legatura delle arterie mammarie. Ebbene, nei pazienti non operati si verificò la stessa riduzione del dolore e lo stesso miglioramento delle alterazioni cardiache riscontrati nel gruppo operato. Risultato analogo fu ottenuto nello stesso anno da un altro chirurgo, Bruce Moseley, che applicò l’effetto placebo alla chirurgia del ginocchio. Egli divise 180 pazienti con osteoartrite al ginocchio sottoposti a intervento chirurgico, in tre gruppi: al primo fu praticata la rimozione della cartilagine danneggiata, al secondo gruppo venne effettuato un lavaggio con soluzione salina per rallentare la degenerazione della cartilagine, al terzo fu simulato l’intervento, senza tuttavia fare nulla. Tutti i pazienti furono poi sottoposti allo stesso trattamento riabilitativo e i risultati, di nuovo, furono sorprendenti: il gruppo che aveva subito l’intervento placebo mostrava gli stessi miglioramenti degli altri due gruppi in termini di elasticità di movimento e deambulazione, per i due anni successivi all’intervento.

Altri casi:

  • Metà dei pazienti con asma riferisce un alleviamento dei sintomi dopo aver fatto ricorso a un inalatore o un’agopuntura finti.
  • Circa il quaranta per cento delle persone affette da mal di testa migliora grazie a un placebo.
  • Metà dei pazienti con colite si sente meglio dopo un placebo.
  • Più della metà dei pazienti con ulcera vede alleviati i propri sintomi grazie a un placebo.
  • Una finta agopuntura elimina le vampate di calore nella metà dei casi.
  • Fino al 40% delle donne sterili resta incinta assumendo finti “farmaci della fertilità”.
  • Per quanto riguarda l’alleviamento del dolore, i placebo sono quasi altrettanto efficaci della morfina.
  • Numerosi studi dimostrano che l’effetto piacevole dei farmaci antidepressivi può quasi sempre risalire all’effetto placebo.

E ancora grazie all’effetto placebo:

  • la pressione diminuisce
  • le verruche scompaiono
  • le ulcere guariscono
  • i livelli di acidità di stomaco calano
  • l’infiammazione al colon si attenua
  • i livelli di colesterolo crollano
  • i muscoli della mascella si rilassano
  • la tumefazione in conseguenza di un intervento dentistico si sgonfia
  • nei pazienti con Parkinson i livelli di dopamina cerebrale aumentano
  • l’attività dei globuli bianchi migliora
  • i cervelli delle persone che riportano un alleviamento dei sintomi “si illuminano” nei test di imaging

Ma possiamo davvero credere che tutti questi risultati siano semplicemente frutto di una falsa illusione come ci descrivono i talebani dell’ufficialità? 

Quello che è stato scoperto in relazione all’effetto placebo è che all’interno dell’organismo si verificano una serie di importanti reazioni biochimiche, tra cui  la produzione di endorfine, neurotrasmettitori prodotti dal cervello con caratteristiche simili alla morfina. Io sono convinto che la mente, in una persona “non inquinata” possa fare molto di più. 

L’effetto placebo infatti agisce in modo molto complesso in maniera diversa a seconda del carattere, delle convinzioni e degli orientamenti culturali del soggetto. Il sistema nervoso produce delle reazioni neuro-vegetative in stretta sinergia con il sistema ormonale che rilascia sostanze chimiche (mediatori), in grado di modificare da una parte le sensazioni (tra cui il dolore), e dall’altra il metabolismo dei tessuti e le risposte cardiovascolari e immunitarie. Ed è proprio a seguito di questa serie di azioni che la risposta del fenomeno placebo si integra con la capacità di autoguarigione del corpo. Il Dott. Francesco Bottaccioli nel suo libro “Il sistema immunitario: la bilancia della vita” spiega con grande competenza ed altrettanta apertura, la relazione tra sistema immunitario e salute. Egli fa giustamente precedere la trattazione dell’argomento, dalla storia degli studi effettuati su questo fantastico sistema per giungere al collegamento che una disciplina come la PNEI fa tra i sistemi che regolano la salute in modalità cibernetica.

La PNEI ci conferma che la speranza e le altre emozioni che ci regalano un senso di pace, gioia, amore e pienezza sono legate alle produzione di sostanze come serotonina, relaxina, ossitocina, dopamina ed endorfine, le quali producono nell’organismo una serie di effetti benefici quali: abbassare la pressione arteriosa, migliorare la circolazione, rendere più profondo il respiro, il che implica che una maggior quantità di ossigeno affluirà alle cellule, digerire il cibo più lentamente, il che ci permette di assorbire una maggior quantità di nutrienti, aumentare l’attività dei globuli bianchi e rossi, il che aiuta il sistema immunitario a combattere le infezioni, aumentare l’attività delle cellule natural killer, migliorando la capacità del sistema immunitario di contenere la proliferazione delle cellule cancerose, di riconoscerle e di rimuoverle, ridurre i livelli di infiammazione nel sistema, ridurre la percezione del dolore. In questo modo si rafforzano tutti i processi di sorveglianza immunitaria, depurazione e rinnovamento dei tessuti, favorendo il ritorno alla salute.

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