Kintsugi

Spesso un’immagine o una citazione riesce a trasmettere dei concetti meglio di tante parole. Per la mia vita professionale ho fatto mie tre citazioni a cui sono molto affezionato, la prima è della Marilyn Ferguson:
Se continui a credere in quello in cui hai sempre creduto, se continui a pensare come hai sempre pensato, se continui a fare quello che hai sempre fatto, Otterrai quello che hai sempre ottenuto.
La seconda è di Harrison Fryette :
Osa essere diverso. In così tanti preferiscono essere ortodossi piuttosto che giusti.
La terza è di Richard Buckminster Fuller:
Non cambierete mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, costruite un nuovo modello che renda quello precedente obsoleto
Inoltre mi ha sempre molto colpito l’osservazione del Dalai Lama:
“Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell’Occidente è che perdono la salute per fare i soldi e poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere né il presente, né il futuro. Vivono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto.”
Infine ho abbozzato un motto che ha sempre condotto la mia vita professionale:
Evitare gli schemi preordinati e standardizzati, preferendo il ragionamento autonomo, a fronte delle conoscenze possedute, non ci ripara dal commetttere errori, ma ci permette di non essere parte degli eserciti che accettano gli errori degli altri come verità sacrosante.
Quando Fabiola ed io ci siamo incontrati dirigevo uno dei centri wellness più grandi della provincia, da subito abbiamo capito che qualcosa ci avrebbe unito nella sfera affettiva e nella vita privata, poco più tardi è nata una unione anche nella vita professionale e se dovessi trovare un un ambito che descrive meglio questa unione lo farei attraverso il tessuto connettivo.
Potremmo descrivere il connettivo come una maglia ubiquitaria che avvolge e collega ogni cellula, ogni struttura, del nostro organismo, assumendo il ruolo di network del corpo umano per eccellenza.
È in questo tessuto di comunicazione, in cui avvengono mutamenti fisico-chimici che si trasmettono a tutto l’organismo, con queste parole potremmo riassumere la visione integrata tra quella medica di Fabiola con quella mia osteopatica riguardo al tessuto connettivo.
Nel 2000 decidemmo di fondare una società a cui demmo il nome di Methamorphosys e avviammo la nostra attività in comune in un piccolo studio a Siena.
Le conoscenze mediche di Fabiola, soprattutto i concetti trasmessi dall’Omotossicologia si fondevano con la mia pratica Osteopatica e ben presto ci rendemmo conto che mai come in quel momento erano basilari le antiche parole “prevenire è meglio che curare”.
Una convinzione che risultò da subito estremamente difficile da attuare nella realtà di tutti i giorni in una società che ha ormai strutturato la mente di gran parte delle persone.
Ci rendemmo conto che non solo i comuni cittadini, ma anche gran parte dei professionisti più preparati, erano vittime di quella strutturazione che rende estremamente difficile interiorizzare tutte quelle conoscenze che restano solo affascinanti teorie durante i corsi o le conferenze effettuate. Queste osservazioni ci portarono a comprendere che nell’arco di pochi anni il termine prevenzione primaria avesse cambiato il suo significato iniziale arrivando a interpretare quello di “cure preventive”.
Da allora parallelamente all’attività in studio iniziammo a proporre un lavoro di educazione alla salute attraverso semplici percorsi preventivi cercando di rendere attuali le parole rimaste chiuse nelle pagine della Carta di Ottawa.
Personalmente stavo vivendo un conflitto tra il fascino del il mondo così detto alternativo, o come piace chiamarlo oggi, complementare, e la sicurezza che la scienza ufficiale così ingegnerizzata e matematica mi poteva dare.
Un conflitto che mi portò a pensare che come la Filosofia ponesse il dubbio quale premessa nella ricerca della verità, altrettanto la scienza fondasse la sua ricerca sul dubbio. Se come affermano molti esperti Scienza e Filosofia sono facce di una stessa medaglia, nessuna delle due discipline può fondarsi su verità dogmatiche che possono far parte dell’ambito religioso.
A questo punto mi chiesi quanto potesse influire sulla ricerca tutto ciò che fa parte della “comunità scientifica”, quindi assimilando comunità religiosa, comunità filosofica, comunità scientifica, comunità politica, mi fu più facile comprendere come le debolezze umane possano deviare in maniera più o meno pesante certi ambiti e soprattutto i risultati del lavoro svolto al loro interno.
Una volta elaborato questo pensiero la mia crisi trovò una certa risoluzione stimolando la ricerca di una verità diversa da quella ufficialmente presentata. Quindi quello che poteva influire sul grado di fiducia nella scienza variava a seconda di quanto peso si desse alla parte “dell’interesse umano”, e devo dire che la mia esperienza di vita mi ha spesso messo di fronte a molte verità estremamente diverse da come sono state pubblicamente presentate.
Ritornando quindi al significato iniziale di “Prevenzione Primaria” credo che si possa riassumere salvaguardando la salute prima che questa possa avere degli insulti.
Un percorso solo apparentemente semplice perché reso semplicistico da una comunicazione troppo superficiale finalizzata più all’aspetto commerciale che non a quello qualitativo. A quella prima definizione occorre aggiungere tutta una serie di aspetti che legano la parte corporea, schiava di una visione meccanicistica, quei percorsi descritti in mille maniere e con nomi molto diversi ma che riconducono all’ambito della psicosomatica. In questo contesto mi rendo conto di trovarmi nella scomoda posizione di chi sta tra l’incudine ed il martello, da una parte l’ottusità di chi guarda alla scienza in maniera dogmatica con i paraocchi convergenti, dall’altra quella folta schiera che in genere si riconosce nell’ambito della new-age e che troppo spesso rifiuta ogni contatto con la realtà. Per nessuno di noi è facile accettare il fatto di essere manipolato nei propri pensieri, eppure, se vogliamo essere almeno un po’ più liberi, dobbiamo affrontare un lavoro introspettivo e di confronto critico con la realtà senza il quale è impossibile vedere la luce. Una magnifica metafora ce la offre Platone con l’allegoria della caverna.
Se è vero che “da fuori si vede meglio” resta il problema di come uscire dalla caverna, ecco quindi che quella difficoltà all’interiorizzazione di tutte quelle importanti conoscenze possedute da molti professionisti di grande spessore, ma che non riescono ad essere metabolizzate si potrebbe comprendere attraverso un approccio serio alla Filosofia.
Fabiola ed io dopo anni di studio abbiamo dato vita ad un metodo che abbiamo chiamato Walk in Balance, dove filosofia di vita, emozioni, contatto con l’ambiente naturale si integrano con la biomeccanica del movimento, la nutrizione, i metabolismi, trovando spazio in una visione dell’essere umano come essere unico e indivisibile la cui salute è affidata all’equilibrio di quelle parti che siamo abituati a dividere al solo scopo didattico.
Il 29-30-31 maggio 2026 abbiamo organizzato un incontro presso l’hotel macinaie sul Monte Amiata.