Walk in Balance una filosofia per il benessere a 360°
Ogni passo è una meta, ma l’obiettivo non è percorrere un sentiero segnato da altri, piuttosto trovare la propria strada facendo attenzione ai giusti compagni di viaggio.

Sardegna, estate 2012
Due giovani donne, una Medico e l’altra Fisioterapista, entrambe esperte nel Walk in Balance, hanno guidato un gruppo di persone nei sentieri selvaggi della meravigliosa Barbagia. 10 giorni in cui ambiente, postura, movimento, alimentazione, meditazione, filosofia di vita, si sono amalgamate fino ad essere un tutt’uno con l’unico obiettivo di migliorare lo stato di benessere di ognuno dei partecipanti.
Veneto, estate 2011
Alleghe La felicità di una giovane donna che con il Walk in Balance è riuscita ad affrontare un percorso fino ad allora da lei ritenuto impossibile. Una fantastica settimana in cui ambiente, postura, movimento, alimentazione, meditazione, filosofia di vita, si sono amalgamate e hanno permesso di affrontare e superare le salite del Monte Civetta utilizzando quell’essenziale equilibrio psico-fisico necessari ad affrontare qualunque ostacolo che la vita ci pone di fronte.


Piemonte, estate 2013
Balme, dove il tempo si è fermato e regala una dimensione di pace. Addestramento degli insegnanti di Walk in Balance svolto a Pian della Mussa a circa 2000 mt sul livello del mare. Il M° Enea Berardo, la Dott.ssa Simonetta Del Testa, il M° Emanuele Betti hanno coadiuvato i fondatori di Walk in Balance nell’aggiornamento degli insegnanti nella meravigliosa cornice delle Alpi.
Il M° Enea Berardo è un’icona tra gli insegnanti di Walk in Balance. Una foto a ricordo della presentazione della sua scuola Torinese.


Toscana, estate 2014
Nell’incantevole scenario delle antiche miniere di ferro, all’Isola D’Elba, la Dott.ssa Fabiola Angeli (Fondatrice WIB) controlla la corretta esecuzione di un esercizio da parte di due partecipanti.
Spagna, Canarie estate 2017
Una delle bellissime spiagge de La Palma, Fabrizio Lorenzoni (Osteopata e fondatore WIB) mentre si allena sul bagnasciuga di una baia che si affaccia sull’oceano.

Vivere in una società che non ha più tempo da dedicare alla vita.
Desidero aprire e chiudere questo articolo con la significativa citazione di Richard Buckminster Fuller:
“Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, costruisci un modello nuovo che renda la realtà obsoleta”.
Esistiamo in un mondo che esige ed elogia la velocità in contrasto con la comprensione della complessità che richiede ed elogia la lentezza.
La ridondanza dell’informazione veloce e sintetica senza la conoscenza ci rende sempre più ignoranti ed incapaci di pensare, ma fortunatamente, si fa per dire, il fenomeno Dunning-Kruger1 ci rende inconsapevoli della nostra condizione.
La lentezza ed il pensiero critico possono aiutarci a mantenere quegli equilibri essenziali per la nostra salute. Allenare la capacità di percepire il nostro corpo è una delle prime attività proposte dal Walk in Balance, la velocità ci ha allontanato dalla percezione di noi stessi.
Il Dott. Jon Kabat-Zinn, fondatore della metodica denominata Mindfulness, fornisce alcuni consigli su come avvicinarsi ad un equilibrio interiore utile alla salute generale.
La prima attività della Mindfulness si rivolge proprio alla consapevolezza del corpo e alla relazione tra le emozioni, le posture ed il movimento, dedicando a questa attività l’attenzione ed il tempo necessario.
Con il Walk in Balance si sviluppa una maggiore consapevolezza sia del corpo che della mente aiutandoci a modulare la risposta alle emozioni e a mantenere una maggiore presenza.
Lo studio del movimento attraverso la percezione del corpo, l’attenzione alla relazione tra gli stimoli interni con l’ambiente che ci circonda, sono solo l’inizio di un percorso che stimola la conoscenza come fonte di consapevolezza.
Il Benessere è qualcosa in più della sola assenza di malattia, è la gestione di un insieme di fattori cognitivi e culturali volta a stimolare un processo di crescita che genera una condizione mentale e fisica ottimali per uno stile di vita sano.
L’approccio Walk in Balance può essere applicato ad ogni aspetto della vita, dalla nostra relazione con l’ambiente che ci circonda all’autostima, dalla nostra percezione all’interno della comunità alle nostre credenze, dalla carriera lavorativa all’attività fisica, dalla cura di sé all’alimentazione sana e alle attività culturali.
L’essere umano è un network di sistemi complessi in equilibrio dinamico il cui mantenimento è la base della salute. Dal concepimento in poi la strutturazione riveste un ruolo di primaria importanza nel rapporto tra forma e funzione.
Per chi si occupa di salute il mantenimento degli equilibri nella complessità di un essere unico ed indivisibile è l’obiettivo primario che richiede la comprensione della relazione forma funzione.
Come ci stanno insegnando le “nuove scienze” la strutturazione non è figlia di un obbligato percorso predeterminato dalla genetica, quanto una fine interazione tra ambiente esterno ed interno che prende il nome di epigenetica. Quando ci impegniamo a comprendere la relazione tra forma e funzione non dobbiamo lasciarci distrarre dall’irrisolta questione su chi è nato prima tra l’uovo o la gallina, ma dobbiamo cercare di capire quanto qualunque trauma, meccanico, biochimico/metabolico o psicologico, sia in grado di “memorizzarsi” sul corpo. Qualunque forma psicologica determini un atteggiamento corporeo che nei casi più “intensi” richieda dei compensi, se ha il tempo di strutturarsi determina una modifica nella forma, questa spesso viene “ammortizzata” dalla capacità elastica del corpo ma può evolvere in un disequilibrio alla base di una patologia.
Quando al pensiero riduzionista, molto utile dal punto di vista didattico, abbiniamo una visione unitaria che accetta e affronta la complessità di un network come l’essere umano è più facile comprendere come uno stimolo su una forma “anomala” possa agire sulla causa che l’ha generata.
Quanto sopra ci fa comprendere come in un essere unico e indivisibile una disarmonia può essere affrontata da molte porte di accesso in quanto gli stimoli afferenti, come quelli efferenti, sono inseriti in un contesto cibernetico di confronto e controllo in tempo reale in cui ognuno dipende dall’altro. Una disarmonia per essere riequilibrata ha bisogno di interrompere quel circolo vizioso che la genera, l’interruzione può avvenire a livello psicologico, metabolico o strutturale, ma a volte occorre che si lavori contemporaneamente su tutti i fronti attraverso il lavoro sinergico di una equipe di professionisti tra loro collegati.
La somatizzazione
Sul muscolo gli effetti dell’anima “ il corpo trattiene ciò che l’anima non ha osato dire e viene liberato solo quando viene ascoltato in silenzio” Helena Blavatsky.
Un bambino che prova paura si difende rannicchiandosi attivando la catena di flessione, l’adulto è un bambino che ha imparato a mascherare le proprie emozioni creando dei compensi che a seconda della loro intensità prima o poi si struttureranno creando quelle che i Dottori Elmer e Alyce Green hanno chiamato “cisti di energia”.
A differenza di ciò che crediamo il corpo non risponde a ciò che consideriamo razionale ma organizza la sua difesa in base a ciò che “sente”. La nostra mente razionale è in gran parte costruita in base al mondo in cui viviamo e va spesso in conflitto con ciò che il nostro Se è in grado di sentire.
Uno dei muscoli profondi dell’addome viene descritto in maniera molto diversa a seconda della formazione dell’autore: l’anatomista ne parlerà come un flessore dell’anca, il posturologo lo descriverà come causa di squilibri posturali, l’osteopata ne parlerà come un muscolo sensibile a varie “intossicazioni” e come il responsabile della strutturazione di curve di compenso sulla colonna vertebrale, l’archeosofo ne parlerà come muscolo dell’anima e memoria del proprio vissuto.
Indipendentemente dalle varie descrizioni ed interpretazioni lo psoas continuerà a svolgere la sua funzione che lo vede come un regista centrale del movimento evidenziando atteggiamenti e compensi relativi ai traumi e alle emozioni che lo condizionano.
La pratica del Walk in Balance si rispecchia nei concetti di base della Medicina dei Sistemi guardando all’essere umano come un network di sistemi complessi, interagente con il suo ambiente e con le proprie componenti biologiche, psicologiche e sociali. Per quanto la didattica necessiti di un approccio analitico che suddivida gli argomenti in modo da facilitarne la comprensione, la visione globale ci permette di comprendere meglio come l’essere umano sia parte di un mondo da cui non può separarsi.
Un compito non facile
Abituati come siamo a dare all’informazione la massima credibilità e a fondare le nostre sicurezze sulle relative convinzioni, ci è difficile identificarci nell’allegoria della “caverna di Platone”. Per quanto questa metafora rappresenti un richiamo all’importanza dell’educazione e della filosofia per liberare l’uomo dall’ignoranza, rappresentata dall’oscurità della caverna, e guidarlo verso la luce della conoscenza autentica, la sua capacità di penetrazione trova degli ostacoli molto strutturati nel bisogno di stabilità di ognuno di noi. Nasciamo morbidi e flessibili e moriamo rigidi e duri, dice Andrej Tarkovskij e fa riferimento a come i conflitti interni contribuiscano ad irrigidirci. Come ogni altro essere su questa terra ci siamo evoluti nella natura e tutte le funzioni del corpo e della mente si sono forgiate in funzione dell’ambiente, solo recentemente ci siamo allontanati da essa convinti che l’intelligenza umana possa guidare tutto ciò che desidera. Obesità, ipertensione, diabete, stress, disturbi dell’apprendimento, iperattività, affaticamento cronico o depressione, sono alcune di quelle che vengono descritte come le malattie del benessere, a queste alcuni educatori e psicologi hanno aggiunto la sindrome del deficit della natura. Questo termine è stato utilizzato per la prima volta da Richard Louv nel suo libro “L’ ultimo bambino nel bosco” che è stato il punto di riferimento di un movimento che evidenzia la necessità di contatto diretto e connessione con l’ambiente naturale.
Stimolare il recupero degli schemi motori di base migliorando la nostra postura in rapporto alle leggi della gravità ci permette di migliorare anche la percezione di noi stessi e della relazione con l’ambiente. Il miglioramento del rapporto corpo-mente oltre che dell’attività a contatto con la natura, della rieducazione posturale dinamica, risente molto di un riavvicinamento alla funzione della filosofia intesa come educazione alla vita. Soprattutto dovremmo imparare a sentire e discriminare le nostre esigenze primarie da quelle indotte, incanalandole senza reprimerle (sublimazione), un’analisi questa che è stata la base del lavoro di Sigmund Freud.
Ritrovare l’essenza
Condizionati dal fenomeno “dell’itanglese” che vede l’utilizzo dei termini inglesi non sempre necessario o appropriato, stiamo utilizzando il termine Forrest bathing per indicare la pratica giapponese dello shinrin-yoku. Purtroppo non è solo il termine anglofono ad aver trasformato molto spesso tale pratica in un’attività modaiola e frikkettona che ha ben poco a che fare con la capacità di “sintonizzarsi” con le frequenze del faggio.
Lo studio dei meridiani energetici afferente alle medicine orientali, associato a quello dell’attuale visione quantistica della fisica, ha portato alcuni ricercatori a scoprire come la capacità di sintonizzarsi con l’ambiente naturale richieda la capacità di percepire il nostro corpo attraverso una presa di coscienza che l’attività vettoriale della forza di gravità ha su di esso. Questa capacità potremmo assimilarla all’azione che svolge un sintonizzatore di una semplice radio per sintonizzarsi sui vari canali trasmessi. Vivere nell’era della velocità che maschera con un falso confort la paura, ci spinge a ricercare la stabilità negli atteggiamenti posturali come in quelli sociali, chiudendo i canali di accesso a quelle che anche nelle moderne Neuroscienze vengono descritte “energie sottili”.
Vivere in un mondo connesso non dovrebbe riferirsi all’espansione delle possibilità offerte dalla digitalizzazione, che pur presentando alcuni aspetti positivi se ne porta dietro altrettanti negativi. La connessione a cui mi riferisco riguarda i delicati equilibri caratteristici in diverse tradizioni non solo orientali e promossi prevalentemente dalle così dette terapie complementari. Fortunatamente una piccola parte della ricerca, soprattutto nel campo delle Neuroscienze, sta evidenziando i legami tra il nostro benessere e le energie invisibili che ci circondano e che fluiscono attraverso di noi.
Walk in Balance una filosofia per il benessere a 360°
Ogni passo è una meta, ma l’obiettivo non è percorrere un sentiero segnato da altri, piuttosto trovare la propria strada facendo attenzione ai giusti compagni di viaggio.
La pratica del Walk in Balance, dal punto di vista motorio e posturale, si basa sulla capacità di discriminazione tra gli engrammi volti alla stabilità rispetto a quelli dell’equilibrio. Un esercizio motorio molto fine che una volta appreso ci può aiutare a trasferire il suo concetto dal corpo alla mente. Un cammino fluido, rotondo, in equilibrio può aiutarci ad allontanarci dagli schemi che reagiscono alla paura con la ricerca della stabilità.
Walk in balance fa riferimento alla celebre frase di Leonardo da Vinci “raro cade chi ben cammina”, ma sottintende anche un cammino inteso come stile di vita. Se la corretta postura ha delle leggi di base che sono l’equilibrio, l’economia ed il confort, lo stile di vita non è da meno e richiede un perfetto equilibrio tra psiche, struttura e biochimica.
Il gruppo che abbiamo fondato come walk in balance è costituito da varie professionalità che si occupano dello studio di forme di movimento semplici, economiche e fattibili da tutti, collegate a stili di vita più sani per dare al cittadino comune l’opportunità, se vuole, di migliorare il proprio benessere in maniera semplice e raggiungibile.
Struttura, Psiche, Biochimica, sono gli elementi a cui si fa riferimento quando si parla di salute e benessere, l’equilibrio di questi elementi è infatti una condizione imprescindibile per la nostra salute. Tutti noi conosciamo l’importanza di questo equilibrio, ma occorre chiederci se facciamo abbastanza perché questo avvenga.
L’economia del cammino fa riferimento ad una legge fisica, che, pur nella sua complessità, è facile da esporre: ridurre al minimo fisiologico le accelerazioni (positive e negative) durante la deambulazione e sempre nel rispetto della fisiologia ridurre al minimo le sinusoidi della deambulazione nei tre piani. In parole più semplici, l’uomo moderno cammina come se si spostasse su una ruota quadrata; l’obiettivo di walk in balance è quello di riportare l’uomo al fisiologico passo rotondo frutto della naturale evoluzione in ambiente naturale.
L’equilibrio del cammino fa riferimento alla capacità di contestualizzare al momento, all’ambiente esterno ed interno la posizione di ogni segmento del corpo in forma dinamica al fine di interagire con la forza di gravità e con le accelerazioni che il movimento stesso comporta con il minimo impegno energetico.
Il confort fa riferimento alla posizione dinamica che risulta essere più economica in assenza di segnali minimi di dolore.

Fabrizio Lorenzoni al centro del Gompa di Merigar “La residenza della montagna di fuoco” Punto di riferimento della corrente Buddista Dzogchen
Definire il concetto di Postura in poche parole è pressoché impossibile, molti autori hanno tentato di farlo ma nessuno è mai riuscito a dare una definizione esaustiva. In maniera estremamente sintetica potremmo definire la Postura come la memoria della nostra storia che ci permette di reagire agli stimoli provenienti dall’ambiente esterno ed interno nella maniera per noi più idonea influenzata dalle nostre condizioni emotive e cognitive.
E’ per noi importante sapere che la nostra postura condiziona ed è a sua volta condizionata dal nostro stato emotivo, ma è altrettanto importante sapere che molte problematiche osteoarticolari sono strettamente correlate a vizi posturali. Gli studi più approfonditi ci permettono di comprendere che la postura non si lega solo agli aspetti meccanici del nostro corpo, ma si correla agli stati emotivi e a alla componente biochimica del nostro organismo.
La postura è la rubrica dei nostri appuntamenti passati e futuri è quindi importante utilizzarla bene. Camminare correttamente in postura migliora l’umore.
Il concetto indicato nel triangolo della salute, dove psiche, struttura e biochimica del nostro corpo devono rispettare un comune equilibrio al fine di garantire salute e benessere, è quanto mai valido nel rapporto tra una corretta postura dinamica (per esempio camminando bene) e una sensazione emotiva positiva.
Qualunque essere vivente, non solo gli umani, varia la propria postura in relazione al proprio umore, tanto è vero che possiamo comprendere lo stato emotivo di un nostro amico già guardando il suo modo di camminare e la sua posizione nello spazio.

La frenesia e la competitività della vita moderna ci portano spesso a dimenticare il rispetto per le nostre esigenze più profonde, sempre più spesso soffochiamo il nostro io più vero con dei compensi di tipo commerciale, come “regalarsi” l’ultimo smartphone o il braccialetto d’oro più quotato, magari facendo un finanziamento che andrà ad aggravare la nostra situazione economica già instabile. Questi atteggiamenti indotti dalla moderna società consumistica sono sempre meno rispettosi delle esigenze profonde di ciascun individuo, ma ogni cosa chiede il suo prezzo e la postura non fa eccezione.
Il disequilibrio emozionale indurrà dei compensi posturali che si sommeranno ai vizi di posizione determinati dalle attività lavorative che spesso impongono posture scorrette. I compensi posturali indotti dal nostro modo di vivere con il tempo ci portano a sviluppare problematiche osteoarticolari anche importanti, il network interno al nostro organismo possiede dei collegamenti talmente fini che i feedback indotti possono svilupparsi in ogni direzione, collegando in maniera fine e costante ogni cellula del nostro corpo.
Varie ricerche hanno dimostrato che un corretto atteggiamento posturale ha la capacità di indurre una gestione positiva dell’emotività.
Ognuno di noi è portato a pensare che il camminare sia un’attività motoria talmente naturale da non aver bisogno di un esperto per migliorare questo gesto, purtroppo non è così, perché tutti noi siamo ormai figli del progresso tecnologico, il quale ha portato dei vantaggi, ma anche delle modifiche alla nostra vita talmente invasive da stravolgere la nostra “intelligenza motoria”.
Walk in balance si propone di approfondire gli studi già fatti e facilitare l’apprendimento per migliorare il nostro benessere.

Il piede e la lingua nella nostra postura
Molti autori, dalla Dott.ssa F. Mezieres alla Dott.ssa I. Rolf, fino a Myers e altri ancora, descrivono l’interazione tra le varie parti del nostro corpo.
Nella nostra vita attuale siamo sempre meno attenti alla percezione del corpo, adesso sono le macchine a lavorare per noi e il nostro contatto con l’ambiente naturale è sempre meno frequente. Il progresso ci ha sicuramente fatto risparmiare molte fatiche fisiche ma ci sta allontanando sempre più dalla natura e dalla naturalità della nostra crescita. Camminare su pavimenti levigati o su strade asfaltate non fa parte di quanto la nostra evoluzione ha previsto portandoci a diventare esseri umani, stiamo quindi pagando la nostra ignoranza motoria con compensi posturali sicuramente dannosi.






Nelle immagini sopra alcuni esempi di come inconsapevolmente l’utilizzo scorretto del passo possa essere alla base di molti squilibri posturali che nel tempo svilupperanno compensi e patologie
Il nostro sistema connettivo può essere assimilato, in maniera molto grezza, ai fili con cui il burattinaio muove le proprie marionette. Il sistema “connettivo”, come dice la parola, connette, ma le connessioni sono finemente influenzate da una miriade di fattori, tra i quali in gran parte dai nostri sensi. La vista, l’udito, il tatto, il sistema cinestesico, ma anche l’umore e la deglutizione, esatto, anche la deglutizione e quindi tutto l’apparato stomatognatico incidono nella nostra postura.
Lo studio della Posturologia abbraccia talmente tante competenze che deve essere obbligatoriamente un lavoro di equipe dove l’Insegnante di Walk in Balance può essere un collaboratore prezioso.
La Postura obbedisce a tre leggi fondamentali, equilibrio, economia e confort, la posizione che assume la nostra testa rispetto al corretto allineamento vertebrale è essenziale per la salute di tutto il nostro sistema posturale, un’azione determinante nel posizionamento del collo e della testa viene svolta dalla lingua e dal suo utilizzo durante la deglutizione. L’appoggio principale del cranio è l’atlante, anteriormente, posteriormente e ai lati di questo fulcro si attivano moltissime linee di tensione il cui corretto equilibrio determina il corretto posizionamento della testa e del collo. Sia la muscolatura linguale che la stimolazione che essa può avere in un punto preciso del palato possono determinare tensioni anomale e quindi un cattivo posizionamento della testa.
In un delicato equilibrio, come quello del posizionamento posturale dei vari segmenti del corpo, la testa, che ha un peso variabile dai 4 ai 6 Kg, riveste una grande importanza in quanto si trova nella parte più alta del corpo e quindi distante dal punto di appoggio (piedi), ogni suo sbilanciamento viene quindi amplificato proprio dalla sua particolare collocazione.

Camminare bene
Si dice che la camminata sia un atto spontaneo e per questo impossibile da correggere. Si dice anche che la camminata sia un tratto distintivo di ogni individuo e per questo l’atto più naturale che compie l’uomo.
Il nostro punto di vista si discosta molto da queste generalizzazioni, forse troppo semplicistiche, senza per questo volerci porre sul pulpito della verità. Lo studio della postura è molto vasto e complesso e si lega a molti ambiti come la vista, l’udito, l’apparato vestibolare, il sistema stomatognatico, la respirazione, l’appoggio podalico, la capacità percettiva, lo sviluppo coordinativo, l’aspetto emotivo. Inoltre l’attitudine ad assumere certe posizioni nello spazio si riflette sull’umore, sui metabolismi, sul sistema endocrino, sul sistema immunitario e sull’immagine sociale.
Il cammino nasce dall’esigenza di spostarci, per fame, difesa, attacco; è un atto che si è evoluto nel corso di milioni di anni affinando tutti gli aspetti che lo costituiscono in relazione ad un ambiente naturale. Da pochi anni invece l’uomo si è inventato pavimenti, strade, città, fino ad arrivare alle automobili, compüter, televisioni, ascensori. Inoltre le persone si muovono sempre meno mangiando sempre di più e in maniera tutt’altro che naturale.
Ma allora cosa si intende per camminare bene? L’atto del cammino dovrebbe coinvolgere la gran parte dei gruppi muscolari, mentre l’abitudine a camminare su terreni cittadini levigati, con un utilizzo sempre minore del sistema percettivo ci porta a camminare in maniera “artificiale”, il bacino spesso si “siede” e altre volte si sporge anteriormente in maniera eccessiva, durante il cammino diventa un tutt’uno con il busto, bloccando di fatto ogni attività vertebrale, le braccia non oscillano più e vengono trasportate come pesi inattivi. I piedi vengono utilizzati come sostegni passivi perdendo così la loro importante funzione recettoriale di organi di senso.
Le braccia, che nell’uomo sono divenute arti superiori, per quanto riguarda il buon cammino dovrebbero comportarsi come arti anteriori oscillando controlateralmente agli arti inferiori, la testa dovrebbe essere ben in linea con il corpo e non protesa in avanti, tutto il corpo dovrebbe avere una perfetta perpendicolarità con il centro di gravità evitando di inclinarsi in avanti, il tallone dovrebbe essere il primo contatto con il terreno e la punta dovrebbe scendere con il controllo muscolare in modo da ammortizzare lo spostamento del peso corporeo, il bacino dovrebbe mantenere tutti i sui complessi movimenti di rotazione e bascula come negli animali proprio per rendere il passo più fluido e “rotondo”. Le strategie articolari dell’arto inferiore devono variare gli angoli di lavoro rispetto al “cammino cittadino” .
In molte città stanno fortunatamente nascendo gruppi di cammino, questo è sicuramente positivo perché comunque camminare fa bene, soprattutto se si riesce a far muovere i sedentari. L’obiettivo di Walk in Balance è quello di fornire le basi per una tecnica di cammino rispettosa della fisiologia, in modo da aggiungere ai benefici del camminare quelli molto importanti del “camminare bene”.
Tensintegrità
I dolori articolari, mal di testa, mal di schiena, sono sempre più frequenti, il nostro modo di vivere, almeno quello più comune, ci porta a ricercare le vie più brevi, una pillola, una iniezione, l’obiettivo è soffocare il sintomo.
Probabilmente per il prossimo futuro questo modo di interpretare la vita sarà quello vincente, in quanto apparentemente più comodo, ma ci sono anche altri approcci, più adatti a persone che non vogliono più imbottirsi di chimica, a meno che non ce ne sia una vera necessità.
Da un punto di vista meccanico la postura riguarda la capacità di posizionare i vari segmenti del nostro corpo in relazione alla forza di gravità in modo da essere tra loro in equilibrio, consumare il minimo di energia e dare un confort alla nostra persona.

La postura è condizionata da una moltitudine di fattori tra cui l’umore, diventa quindi importante comprendere che una rieducazione posturale non può limitarsi alla sola azione meccanica, ma prendere in considerazione un’attività che possa essere contemporaneamente valida sotto vari aspetti. È anche vero che il riallineamento posturale, quando ben eseguito, porta ad un miglioramento dell’umore, per cui il detto “mens sana in corpore sano” risulta sempre attuale.
Oggi il mondo si divide in paesi tecnologicamente avanzati che stranamente soffrono delle così dette “malattie del benessere” e paesi dove la fame e le malattie contagiose sono il problema maggiore. In quei paesi meno sviluppati tecnologicamente, le persone sono ancora più vicine ad una vita più naturale e raramente soffrono di mal di schiena e dolori articolari; sono molti gli autori che portano questo esempio come punto di partenza per spiegare l’importanza di un corretto allineamento posturale.
In questo contesto è importante conoscere almeno sommariamente il concetto di tensegrità sviluppato da Richard Buckminster Fuller.
Concludo questo corposo articolo con la bellissima citazione di Richard Buckminster Fuller la cui filosofia può essere compresa proprio attraverso le sue parole
“Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, costruisci un modello nuovo che renda la realtà obsoleta”.
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Come WIB organizziamo corsi residenziali riguardanti il collegamento tra corretta alimentazione, corretto movimento, corretta postura, filosofia ed ambiente naturale, camminata consapevole con la Mindfullness. Se sei interessata/o richiedi informazioni utilizzando il form a fondo pagina.
